Italia / Opinioni

Il crollo di Berlusconi e Grillo: il leaderismo alla prova del territorio

 

terni

Ovvero, di come le comunali abbiano sanzionato, più degli altri, i soggetti politici con un padre padrone, riconosciuto e riconoscibile.

E’ inutile girarci intorno, inutile fare paragoni con le comunali del 2008. I risultati di ieri consegnano due elementi certi: affluenza in drammatico calo, e sconfitta di Popolo della Libertà e Movimento 5 Stelle. Al netto del dato sull’affluenza, che pure sanziona pesantemente chi si era presentato come forza antisistema, gli sconfitti hanno nome e cognome: Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Discorso a parte andrebbe fatto per la Lega, ormai ridotta a forza di secondo piano, in quelle regioni che ne avevano determinata la forte incidenza politica a livello nazionale. Grillo e Berlusconi hanno perso queste elezioni, perché in questa tornata è l’idea di leadership a essere stata sconfitta. Ed è facile asserire che non potesse andare diversamente. I due intrattenitori (talvolta comici, talvolta tragici) guidano, gestiscono e decidono le sorti di partiti che, da loro, non possono prescindere. Grillo e Berlusconi sono i padroni dei rispettivi partiti (o movimenti). Il partito (o movimento) vive sulle dichiarazioni e sulle scelte del padrone. Vive sull’apparizione del padrone, sulla sua presenza fisica, sul suo corpo, si potrebbe dire. Il Pdl è riuscito a non perdere le elezioni politiche perché Berlusconi ha fatto campagna elettorale in prima persona, occupando tutti i media. Grillo ha vinto, moralmente, le politiche, perché ha sudato, urlato e inveito in tutte le piazze d’Italia, rifiutando i media perché parlassero di lui, utilizzandoli, insomma, a costo zero.

Ma la differenza tra le elezioni politiche e quelle municipali è costituita dai temi della campagna elettorale, dalle strette di mano, dalla faccia dei candidati. Non ci sono Imu e dimezzamento degli stipendi che tengano in campagne elettorali come queste. Ci sono territori, candidati che li devono conoscere e, devono farsi riconoscere. Le invettive contro i comunisti e i vaffanculo a tutto e tutti, funzionano a livello nazionale. Funzionano soprattutto con un sistema elettorale come il nostro, dove i candidati sono scelti dall’alto o sono selezionati grazie 150 preferenze su internet, in ragione del fatto che s’interessino a qualcosa (e interesse non è competenza). Pdl e M5S non esistono, con sfumature differenti, sul territorio: è questo il dato fondamentale. Vivono di elezioni politiche, trascinano, anzi, sono trascinati dai loro leader, senza i quali, non hanno vita autonoma. Pensare, ad esempio, di vincere ad Avellino, dove Grillo ha umiliato la sua candidata non riconoscendola, è abbastanza improbabile. Grillo, si dirà, non può conoscere tutti i candidati. Forse dovrebbe, essendo a capo di un partito personale. Avendo scelto di fare in modo che i suoi non parlino, non siano riconoscibili, se non per la spilletta che portano appuntata sulla giacca, lui ha scelto di essere l’unica voce del movimento, il suo movimento. Senza dibattito interno, non si crea una dirigenza, e non s’interpretano, e di conseguenza rappresentano, i territori. Perché gli italiani avrebbero dovuto votare persone sconosciute?

Magari è difficile dirlo, ma l’astensione così alta, punisce tutte le forze politiche presenti in Parlamento. E se un movimento, che si presenta come antisistemico e interprete della voglia di cambiamento, perde più della metà dei propri consensi, l’astensionismo ha, per il suddetto movimento, un significato ancora più dirompente. Attribuire la colpa della sconfitta ai cittadini che non hanno votato, ricorda un’attitudine molto partitica e molto italiana, che ha poco di antisistemico e molto d’infantile.  Se il partito è tuo, anche la colpa della sconfitta lo è.

Il Pdl, invece, ha perso voti, tornando, più o meno, sulle percentuali precedenti al ritorno di Berlusconi sulla scena politica. Anche Berlusconi ha chiuso il comizio di Alemanno, e questo è un problema: il candidato non chiude il suo comizio. Solo che a Roma si votava Alemanno, e non Berlusconi.

Sicuramente alle elezioni politiche, il risultato non sarebbe stato e, probabilmente, non sarà questo. Pdl e M5S saranno sopra il 20%, soprattutto con l’attuale sistema elettorale. Per puro divertimento, però, si provi a immaginare quale potrebbe essere il risultato di elezioni politiche col sistema maggioritario. Viste le comunali, come andrebbero i partiti (o movimenti) in collegi uninominali dove servono candidati che devono metterci faccia e storia personale?

Francesco Ditaranto

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