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Hezbollah e Iran pronti ad aprire il fronte sulle Alture del Golan

Una visuale dalle Alture del Golan

Una visuale dalle Alture del Golan

I ribelli siriani sfidano Israele. Le Alture del Golan non saranno più immuni dalla guerra civile in Siria. Per le nuove generazioni le Alture del Golan ricordano forse un luogo appartenente al mondo del Signore degli Anelli. Per gli adulti, invece, rievocano una regione a lungo martoriata dalle guerre arabo-israeliane. Il Golan è tornato al centro dell’attualità perché ci sono stati diversi rapimenti di caschi blu della missione UNDOF e perché nelle scorse settimane sono caduti nel suo territorio alcuni colpi di mortaio. Le ultime notizie però riguardano l’Iran, che per mantenere lo status quo regionale è disposto ad appoggiare Hezbollah per aprire un nuovo fronte nel Golan israeliano.

Le Alture del golan giacciono a nella parte nord-orientale di Israele, e rappresentano l’unico confine con la Siria. Durante la prima metà del ‘900 le Alture facevano parte del Protettorato francese e poi della Siria indipendente. Successivamente, il Golan venne occupato da Israele nella Guerra dei Sei Giorni, nel 1967. Dopo la guerra dello Yom Kippur (1973), una minima parte del Golan occupato fu restituito ai siriani e l’ONU creò una zona cuscinetto tra Israele e Siria, demilitarizzata e sorvegliata dalla United Nations Disengagement Observer Force (UNDOF). La sua sede oggi è Qunaytra. Per stabilizzare le Alture del Golan israeliane, ora facenti parte della regione israeliana del Distretto Settentrionale, Israele ha utilizzato fin da subito la stessa strategia che adotta tuttora in Cisgiordania: incentivare e sussidiare coloni israeliani che si vogliono insediare nella regione, a spese degli abitanti arabi e drusi. Questa operazione ha generato una grande immigrazione israeliana nella regione (oggi gli israeliani sono circa la metà della popolazione del Golan) e ha reso anacronistica, o comunque non più proponibile, la posizione dell’ONU, che chiede ancora oggi la restituzione del Golan alla Siria.

IL COINVOLGIMENTO DI ISRAELE IN SIRIA

La tensione tra Siria e Israele è alta. Due settimane fa Assad ha accusato Israele di aver lanciato due attacchi missilistici contro un centro di ricerca militare vicino a Damasco. Alcune fonti diplomatiche statunitensi, invece, hanno detto che Israele ha deliberatamente colpito un capannone pieno di missili Fateh-110 (200km di gittata) di produzione iraniana e presumibilmente diretti a Hezbollah, in Libano.

Netanyahu, primo ministro israeliano, non ha confermato l’attacco, forse facendo un favore ad Assad, che non ha le forze per rispondere nemmeno in chiave dimostrativa. Tel Aviv si muove comunque con prudenza, perché non vuole rimanere isolata a livello internazionale e in ogni caso non ha alcun interesse a entrare nella complicata guerra siriana. Ad aumentare la tensione sono stati quei colpi di mortaio che hanno raggiunto il Golan israeliano. L’attacco è stato puramente provocativo, ma non si è capito chi sia stato, se Hezbollah o i ribelli siriani. Questo ha portato Israele a sostituire le truppe presenti sulle Alture, formate da riservisti, con truppe regolari. Inoltre, ha chiuso lo spazio aereo e i siti turistici. Non succedeva dal 2006, quando Tel Aviv invase il Libano.

Vignetta di satira sull'asse Iran-Assad-Hezbollah di Taylor Jones

Vignetta di satira sull’asse Iran-Assad-Hezbollah di Taylor Jones (fonte: FreedomHouse2)

L’obiettivo di Israele è duplice: mantenere una Siria debole e inoffensiva e impedire a Hezbollah, alleato degli Assad dal 1982, di aumentare il suo potere beneficiando dei finanziamenti iraniani. La preoccupazione verso Hezbollah non è propagandistica. Numerosi report indicano che un terzo dei miliziani staziona in Siria e combatte al fianco delle forze governative nell’area attorno alla città di Qusayr. Mappa alla mano, si può vedere che Qusayr è strategicamente importante per Hezbollah perché è la rotta che il gruppo libanese utilizza per rifornirsi dai siriani e dagli iraniani.

Sebbene Hezbollah non riconosca ufficialmente la sua partecipazione alla guerra civile, la sua retorica parla chiaro. Hassan Nasrallah, il suo leader, ha dichiarato che è pronto ad appoggiare l’insurrezione degli abitanti del “Golan occupato” (da Israele). A questa dichiarazione si è aggiunta quella del Ministro siriano delle Comunicazioni, Omran al-Zoubi, che ha detto che la Siria si riserverà il diritto di invadere il Golan. Questo tuttavia è improbabile, perché da qualche mese le forze governative si sono allontanate dal Golan per rafforzare le difese di Damasco, e il vuoto di potere è stato invece riempito da milizie di ribelli islamisti. Ad Assad, però, farebbe comodo avere un nemico esterno da combattere, perché gli permetterebbe di rafforzare il consenso tra i suoi sostenitori domestici. Si tratta anche di un’ipotesi che spaventa Tel Aviv, che non vuole essere coinvolta direttamente e che sa di non poter gestire una guerra così complessa in un momento di crisi economica interna: un israeliano su 5 infatti vive al di sotto della soglia di povertà.

L’APERTURA DEL FRONTE SULLE ALTURE DEL GOLAN

Il Distretto Settentrionale israeliano confina anche con il Libano meridionale a nord-ovest, una regione controllata da Hezbollah, e con la Giordania a sud-est, nei pressi del grande Lago Tiberiade, il più grande lago d’acqua dolce israeliano. La sovranità sulle Alture permette a Israele di controllare il 15% delle sue risorse idriche, ma soprattutto gli conferisce un vantaggio tattico nei confronti degli Stati confinanti.

Cartina topografica delle Alture del Golan

Cartina topografica delle Alture del Golan

Dai suoi rilievi si possono controllare la piana siriana, la valle del Giordano e la valle libanese della Beqaa. Proprio nell’alta valle della Beqaa c’è una forte presenza di Hezbollah, la cui città più importante è Hermel, il centro libanese più vicino alla città Qusayr (di cui sopra). Se i ribelli siriani riuscissero ad appropriarsi totalmente della regione attorno a Qusayr, bloccherebbero sicuramente i traffici trans-frontalieri. A quel punto Hezbollah passerebbe dalle parole ai fatti e cercherebbe di ricavarsi con la forza dei corridoi sicuri nel Golan.

Hezbollah non è un avversario militare di poco conto. Quando Israele invase il Libano nel 2006, le milizie di Hezbollah si confrontarono direttamente all’esercito straniero e bloccarono la sua avanzata. Si è trattato di un evento eccezionale, perché è raro vedere delle milizie che utilizzano tattiche di guerriglia fermare così efficacemente l’avanzata di un esercito regolare. Da allora alcuni hanno dubitato che l’esercito israeliano sia realmente in grado di sconfiggere Hezbollah in campo aperto.

È stato in questo contesto che il quotidiano panarabo saudita Al Hayat ha comunicato che l’Iran ha un nuovo piano per mantenere lo status quo regionale: coinvolgere maggiormente Hezbollah per fare in modo che gli Assad non cadano e appoggiare pienamente una sua eventuale apertura di un nuovo fronte sulle Alture del Golan.

I RIFUGIATI E LA “BATTAGLIA” DELLE ZONE CUSCINETTO

Il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, si è recato sia in Arabia Saudita che in Giordania per spiegare la posizione di Teheran. La Giordania, infatti, è tutt’altro che tranquilla. I rifugiati siriani in Giordania sono diventati 470.000, in un Paese di 6 milioni di abitanti con la disoccupazione al 30%. Il campo profughi di Al Zaatari nel nord-ovest della Giordania ha già raggiunto i 140.000 rifugiati, divenendo la quinta località più popolosa del Paese. La tensione tra rifugiati e giordani è molto alta.

La zona cuscinetto monitorata dall'UNDOF (fonte: United Nations)

La zona cuscinetto monitorata dall’UNDOF

C’è il rischio che se la situazione degenerasse, i campi profughi si trasformerebbero in enormi hub di attrazione di finanziamenti per la guerra (se già non hanno questa funzione). Per prevenire questo scenario, USA e Israele hanno proposto la creazione di zone cuscinetto al confine sirio-giordano. Secondo Joshua Landis, professore della University of Oklahoma, questa scelta non ha a cuore la sorte dei giordani, ma mira a mettere in sicurezza il Golan israeliano. Per questo le zone di cuscinetto sono osteggiate sia da Hezbollah che dai ribelli siriani.

Nelle Alture del Golan c’è già una forza internazionale, la UNDOF di cui sopra appunto, ma è a rischio fallimento. La missione UNDOF infatti è sotto minaccia da mesi. A Marzo 21 caschi blu filippini sono stati rapiti e poi rilasciati in Giordania dal misterioso gruppo Yarmouk Martyrs Brigade, un gruppo ribelle siriano. Il 7 maggio sono stati rapiti altri 4 filippini e rilasciati dopo qualche giorno. I rapimenti vogliono fare in modo che l’ONU lasci la zona. L’insicurezza della regione, dovuta anche all’abbandono delle forze governative siriane e della scarsa collaborazione dell’esercito israeliano, ha già portato il Giappone a ritirare i suoi uomini dalla UNDOF. Le Filippine stesse hanno minacciato di ritirare il loro contingente di 300 uomini, un terzo del totale dell’UNDOF, e l’Austria, il Paese che contribuisce maggiormente alla missione, ha detto che se l’UE rinuncerà all’embargo alla Siria ritirerà il suo contingente. L’UNDOF ha quindi assunto una posizione più statica ed effettua meno pattugliamenti. Di fatto non svolge più il suo ruolo di monitoraggio. La presenza dell’UNDOF è sempre più insignificante, ma rimane una garanzia di controllo internazionale dell’area. Senza l’UNDOF si assisterà a una rapida escalation della violenza nella regione. I ribelli islamisti continueranno a provocare Israele nel Golan e Hezbollah aprirà il nuovo fronte.

Per Tel Aviv, la caduta di Assad rappresenterebbe un cambiamento positivo, in quanto eliminerebbe la testa di ponte che unisce l’Iran a Hezbollah. Allo stesso tempo però, la Siria potrebbe vedere la costruzione di un nuovo Stato controllato o fortemente influenzato da forze islamiste. Paradossalmente, Iran e Israele concordano su questo: le forze islamiste siriane non devono vincere la guerra. Per l’Iran si tratterebbe di un nuovo attore regionale potenzialmente alleato dell’Arabia Saudita, per Israele degli alleati ideali, e più aggressivi, per le frange islamiste palestinesi.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Journal lunedì 20 maggio 2013 ed è disponibile qui.

Michele Aiello

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