Società - Economia

Hollywood mette al bando le scene di sesso. Mentre sul web spopola il porno

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Il sesso? Non abita più a Hollywood. Le scene hard non solo costano un’enormità ma spesso si rivelano anche controproducenti. A rivelarlo è Vincent Bruzzese, esperto cinematografico della società di ricerche Ipsos, in una recente intervista al quotidiano inglese Telegraph. La sua analisi, incentrata sulle pellicole made in USA negli ultimi 18 mesi, mostra infatti come, nella stragrande maggioranza dei film prodotti da Hollywood, il sesso sia stato praticamente bandito. Come se fosse diventato un elemento scomodo, da tenere ben nascosto.

Ma da cosa deriva questa ondata puritana? Non certo da un recupero di non meglio precisati “valori di decenza”, da una rinnovata moralità o dal “buoncostume”, bensì da un mero calcolo economico. “Proprio con il pretesto delle scene di sesso molti film vengono vietati ai minori e i produttori possono dire addio ad un’enorme fetta di mercato, quella dei giovanissimi”, dichiara Bruzzese al Telegraph. Sono lontani i tempi in cui film come “Basic Instinct”, “Attrazione fatale” o “9 settimane e 1/2” incassavano milioni di dollari nelle sale americane. Il ragionamento dei produttori è semplice: “Abbiamo davvero bisogno di questa scena di sesso? – spiega Bruzzese – Possiamo riempire questi minuti con qualche effetto speciale e far sì che la pellicola diventi un film per famiglie?”. La risposta è sì. A costo di eliminare tutto ciò che può incorrere nella problematica classificazione R o X (nudità o immagini sessuali spinte).

Ecco allora che le scene di sesso vengono censurate in partenza dagli sceneggiatori lasciando spazio al “politically correct” in salsa americana a base di inseguimenti, sparatorie, effetti speciali o, al più, qualche bacio o carezza (casta ovviamente). D’altronde meglio un prodotto “no sex” piuttosto che affrontare riprese a dir poco difficoltose, il giudizio della censura, nonché la temibile clausola “no nudity” che ha trasformato il corpo delle star di Hollywood in un cimelio da osservare e non (far) toccare. A meno che non si voglia scucire milioni di dollari per un fondoschiena o una tetta in controluce.

E mentre il mondo del cinema mainstream, nel nome della famiglia e della tutela dei minori, si riscopre casto e puro, di contraltare il mercato dell’hard fa segnare cifre da capogiro, soprattutto sul web. Basti pensare che, nel 2012, Youporn ha registrato oltre 4,85 miliardi di visite nel mondo. Si stima che nel mondo siano 4,2 milioni le pagine web che offrono materiale pornografico gratuito o a pagamento, mentre la community ExtremeTech ha calcolato che il 30% del traffico internet è associato al porno. Pur prendendo con le molle cifre simili, rimane l’evidenza di un settore sostanzialmente senza regole, fondato su una fortissima richiesta e capace di espandersi a macchia d’olio. A dimostrarlo il fenomeno dei porno fai-da-te con filmati autoprodotti e caricati sulla Rete spesso più per esibizionismo che per tornaconto economico. In quest’ottica non mancano nemmeno gli annunci lavorativi per aspiranti attori hard con compensi che, in Italia, si aggirano mediamente sui 400 euro a pellicola.
Controllare per credere.

Benedetto Antuono

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