Italia / Opinioni

Non un golpe, ma un pericoloso slittamento a destra

napolitano

Ovvero di una repubblica parlamentare spostata a destra, tra costituzionalisti della domenica e presidenzialismo di fatto.

Il secondo mandato di Napolitano non costituisce in alcun modo un golpe. Il presidente, uscente/entrante, è stato eletto dal parlamento nel pieno rispetto delle procedure. Nulla, della modalità di elezione, può far gridare al colpo di stato. Chi ha denunciato, sul web, il golpe, non ha fatto altro che giocare con il suo popolo. Che non ci sia stato un colpo di stato è evidente. Ci sono tre partiti che hanno raccolto più o meno lo stesso numero di voti alle elezioni politiche. Il parlamento, in seduta congiunta, ha votato il presidente della repubblica. E’ stato isolato uno dei tre partiti già citati. Funziona così. Se fosse stato eletto Rodotà, grazie alla confluenza dei voti di Pd e M5S, sarebbe stato isolato un altro dei tre partiti, il Pdl, in quel caso. Chi gioca con le parole se ne prenda le responsabilità, almeno.

Il problema è altrove. Il problema è in quello che Napolitano rappresenta. Stiamo assistendo ad uno slittamento verso il presidenzialismo che è, questo sì, incostituzionale. Sembra che l’elezione del presidente della repubblica italiana, figura di garanzia della costituzione (e nient’altro), si sia trasformata nell’elezione del presidente della repubblica francese, ruolo, quest’ultimo, assolutamente politico. Una riforma della costituzione senza riforma della costituzione. Il buon Crimi, in piazza Santi Apostoli, affermava oggi che Rodotà è il legittimo presidente perché lo vuole la piazza. Rodotà è una persona straordinaria, di altissimo livello. Ma chi è la piazza? Cosa ha votato la piazza? Quanti sono in piazza? Piazza è una parola che significa tutto e niente, soprattutto se da giorni ci si rifiuta di comunicare quanti voti ha preso Rodotà alle Quirinarie. Il problema è altrove, e si sta facendo finta di non vederlo. Il problema non è Napolitano, che pure ha infranto la felice prassi istituzionale del singolo mandato. Il problema è nell’incredibile potere che Napolitano ha acquisito con la rielezione. Non è un mistero che il presidente della repubblica si sia speso per un governo di larghe intese. Non credo sia un mistero che continuerà a farlo. Ma con un’arma in più: il potere di scioglere le camere. In soldoni, se non si dovesse raggiungere un’intesa tra Pd e Pdl, si tornerebbe alle elezioni. Ci sono tutti gli elementi per credere che Napolitano abbia chiesto questo, come condizione per accettare la candidatura. Ma chi ha paura delle elezioni adesso? Di certo non Berlusconi, che esce vincitore dalla rielezione di Napolitano. Lo stesso non si può dire per il Partito Democratico, al quale le elezioni darebbero il colpo di grazia (se non ci dovesse pensare il prossimo congresso nazionale). Per evitare le elezioni in tempi stretti, il Pd dovrà mostrarsi morbido rispetto alle scelte di un governo, che sarà un misto tecnico-politico. Necessariamente, quindi, il baricentro della strana futura maggioranza, si sposterà a destra, berlusconiano nella giustizia, neo-thatcheriano in economia e welfare.

E’ questo il problema: l’enorme potere consegnato al presidente della repubblica, inesistente in un contesto  nel quale il maggiore partito di centro-sinistra abbia un minimo di dignità. E’ in atto un passaggio de facto ad un presidenzialismo non previsto nella costituzione. Chi dice che Rodotà è l’unico legittimo presidente della repubblica perchè lo dice la piazza, fa lo stesso discorso, usa la stessa metodologia. Si costruisce un presidenzialismo incostituzionale, che è, peraltro, da sempre previsto nel Piano di Rinascita Democratica della loggia massonica P2, e che Berlusconi, e tutti quanti hanno votato un leader e non un partito, hanno favorito negli ultimi anni. Il tradimento ai danni degli elettori avverrà alla formazione del governo di larghe intese, sarà quello l’atto decisivo.

Non si può pensare di continuare a dire che il Pd avrebbe dovuto votare Rodotà, per un motivo evidente: il Partito Democratico non esiste. Pur presentando Prodi, accolto con il più ipocrita e unanime degli applausi a scena aperta, i delegati democratici hanno deciso di non votarlo. Come avrebbe potuto un partito incapace di votare Prodi, far confluire i voti su Rodotà? Bersani avrebbe guadagnato in dignità, dichiarando l’appoggio a Rodotà, ma questi non sarebbe mai stato eletto presidente della repubblica, per una mancanza strutturale: il partito non esiste. Il partito è fatto da chi organizza trappole per i parlamentari di Sel, costretti a scrivere “R.Prodi” sulla scheda, per dimostrare di aver votato lealmente. Il partito è fatto da un rottamatore che rottama tutto, ma non Berlusconi. Il partito è fatto da così tanta gente, che non è un partito. Il pericolo è ora nel governo che verrà. Nella paura di un partito inesistente che si vada al voto. Il pericolo è nei poteri straordinari conferiti a Napolitano da un parlamento incapace di eleggere un presidente della repubblica. Il problema è la delega che il parlamento ha dato al presidente. Il pericolo non è Napolitano, né la sua elezione. Il pericolo è quello che Napolitano rappresenta qui e adesso. 

Francesco Ditaranto

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