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Boston, la Cecenia e al-Qaida

L’articolo è stato pubblicato su Il Journal qui.

L’attentato alla Maratona di Boston ha riportato gli Stati Uniti indietro nel tempo. Dopo alcuni giorni di caccia all’uomo sono stati individuati due fratelli ceceni: Dzhokhar A. Tsarnaev, 19 anni, ora agli arresti, e Tamerlan Tsarnaev, 26, ucciso dalle forze di polizia venerdì. Vivevano negli USA dal 2002 e avevano ricevuto un permesso di soggiorno permanente. Dzhokhar, il più giovane, aveva ricevuto anche la cittadinanza americana lo scorso settembre. I media statunitensi si sono immediatamente rituffati nella galassia di al-Qaida per cercare di dare un senso all’attacco in cui sono rimaste uccise 3 persone e ferite 170. La paura è che al-Qaida abbia tante piccole cellule autonome nel territorio americano. Ad aumentare la preoccupazione è stato un video di al-Qaida del 2011, trasmesso dalla CNN, in cui gli islamisti vengono spronati a rifornirsi legalmente presso le armerie americane, data la facilità con cui si può fare.

Tuttavia, prima di farsi prendere da isterici attacchi contro l’estremismo islamico è bene fare il punto della situazione sull’universo di al-Qaida, partendo proprio dalla Cecenia.

Cecenia Connection?

In Cecenia ci sono state due guerre civili, in cui alcuni gruppi locali hanno cercato di separarsi dalla Russia. La prima dal 1994 al 1996, la seconda è iniziata nel 1999 e per alcuni non è mai finita. Tra i gruppi separatisti ceceni figurano anche due gruppi islamisti. Il primo si chiama “Mujaheddin arabi” attivo dal 1995, il secondo è l’Emirato Caucasico, proclamato nel 2007 da Dokka Umarov. La maggioranza dei ceceni è musulmana sunnita e molti ribelli si sono affidati agli islamisti per la resistenza contro i russi. Questo perché il network di finanziamento internazionale islamista è molto efficace.

Negli anni ’90, l’attuale leader di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, allora membro dell’Egyptian Islamic Jihad (EIJ), provò a fondare una base di al-Qaida in Cecenia, ma fallì nell’intento. Emerse invece il carismatico saudita Amir Khattab, che fondò i “Mujaheddin Arabi in Cecenia”. Tra il ’97 e il ’98 avvennero anche dei colloqui tra Bin Laden e Khattab, ma quest’ultimo rifiutò la collaborazione. Eppure, le posizioni di Khattab, ucciso in seguito nel 2002, non erano affatto distanti da quelle di Bin Laden. Per entrambi non c’era sostanziale differenza tra l’armata rossa e l’esercito USA, ma i ceceni non si spinsero oltre la retorica nell’appoggiare Bin Laden. Il secondo gruppo islamista ceceno è l’Emirato Caucasico (EC). Non tutti i gruppi separatisti hanno riconosciuto l’Emirato, anche perché le sue mire si espandono oltre i confini geografici della Cecenia. Il loro obiettivo è quello di creare una ribellione regionale che faccia leva sull’affiliazione religiosa, ma fino a oggi non ci sono stati particolari successi. Alcuni report collegano l’EC ad Al-Qaida e giudicano alcuni recenti arresti in Europa come un segno che l’EC ha elaborato un’agenda internazionale.

Al momento però è prematuro e pericoloso collegare i ceceni ad al-Qaida, così come è prematuro pensare a una Cecenia Connection nell’interpretare l’attentato di Boston. L’unico vero attrito tra ceceni e Occidentali potrebbe essere individuato nella risoluzione 1267/1989 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha inserito l’Emirato Caucasico nella lista delle organizzazioni terroristiche. Quindi dal 2011 l’EC è soggetto alle sanzioni internazionali che congelano i fondi dei leader e di tutti gli individui che lo finanziavano.

Al-Qaida e gli stati-rifugio

Al Qaida (che significa “la base”) è conosciuta come un’organizzazione terroristica internazionale, ma spesso ci si dimentica che i suoi campi di battaglia primari sono i Paesi in cui ha le basi operative. Infatti i suoi obiettivi principali sono la creazione di uno Stato islamico e la difesa dalle ingerenze esterne.

Al-Qaida è nata da una brigata di resistenza afgana durante l’invasione sovietica del 1979. Durante la guerra, Osama Bin Laden cominciò ad arruolare e addestrare i famosi mujaheddin per resistere ai russi. Dal 1988, molti di quegli “holy warriors” divennero il cuore pulsante di Al-Qaida, tanto che dopo il ritiro dei sovietici si unirono ad altri gruppi di resistenza in altri Paesi. Anche Bin Laden lasciò l’Afghanistan e tornò in Arabia Saudita. In quel periodo condannò la scelta della monarchia saudita di consentire alle truppe USA di utilizzare la penisola come base nella prima guerra del Golfo. Inviso alla famiglia reale, nel 1991 Bin Laden cominciò a spostare i suoi asset in Sudan, dove nel frattempo gli islamisti Hassan al-Turabi e Omar al-Bashir avevano preso il potere con un colpo di Stato. Molti ritengono che iniziò qui in Sudan la strutturazione di al-Qaida come organizzazione terroristica globale. Dopo enormi pressioni internazionali, nel 1996 il Sudan decise di espellere al-Qaida e Bin Laden ritornò in Afghanistan. Sotto la protezione del regime talebano, Al-Qaida si affermò definitivamente come organizzazione di terrorismo globale.

Il supporto di Paesi come il Sudan e l’Afghanistan è stato fondamentale: fornirono un rifugio sicuro dove nascondersi, un posto dove potersi addestrare liberamente e un hub per il commercio di armi e le transazioni finanziarie. Per questo Stati Uniti e Francia erano molto preoccupati che il Mali potesse trasformarsi in un nuovo Stato-rifugio per il network islamista internazionale.  La base di al-Qaida oggi sta in Pakistan, ma non esiste una branca specifica dedicata agli affari pakistani. Ci sono troppe organizzazioni estremiste in Pakistan e molte sono infiltrate dai servizi di intelligence. Un’organizzazione molto potente è l’Haqqani Network, il quale non è affiliato ad Al-Qaida, ma persegue gli stessi obiettivi militari. Islamabad può tollerare la presenza di organizzazioni come l’Hakkani Network, proprio perché c’è una commistione di interessi, ma non può tollerare la presenza ufficiale di al-Qaida, perché questo genererebbe una crisi con alcuni alleati internazionali, gli USA in testa.

Il network internazionale di Al Qaida

Il fattore che rende peculiare al-Qaida è sicuramente la sua doppia agenda: da un lato la missione islamista globale, dall’altro il supporto logistico, finanziario e ideologico ai gruppi affini. Spesso però al-Qaida ricerca gli affiliati proprio per ovviare a una sua debolezza interna e per superare i suoi limiti operativi. La decisione di un gruppo di affiliarsi ad al-Qaida, d’altro canto, non è necessariamente un segno di prestigio, in quanto alcune volte può significare un fallimento dei propri sforzi a livello locale.

Gli USA hanno cercato di attaccare al-Qaida distruggendo i suoi vertici, prima con la guerra in Afghanistan e ora con gli attacchi dei droni. Tuttavia, ogni volta che una testa viene mozzata, ne escono fuori altre. Qualche testa fa parte dell’organizzazione, altre invece si rendono autonome. L’uccisione di Bin Laden, proprio nel bel mezzo delle primavere arabe, è stato comunque un duro colpo per l’organizzazione. Secondo il Council of Foreign Relations, la “war on terror” ha trasformato al-Qaida da una struttura gerarchica, con un ampio budget finanziario, a un movimento meramente ideologico. Se prima era Al-Qaida che addestrava e impiegava direttamente i suoi guerrieri sul campo, oggi invece funge più da organizzazione ispiratrice e da marchio del terrore. Oggi, chiunque può aprire una branca di al-Qaida, purché egli riesca a garantirsi il riconoscimento dei suoi leader. Generalmente si pensa che la bandiera nera con la scritta bianca della shahāda (“Non c’è dio al di fuori di Allah, e Maometto è il suo messaggero”) sia segno di appartenenza ad al-Qaida, ma in realtà viene utilizzato da molti islamisti, affiliati e non.

Al-Qaida in Medio Oriente

Il primo gruppo ad essere integrato ad al-Qaida è un gruppo salafita egiziano: l’Egyptian Islamic Jihad (EIJ). Si tratta dei responsabili dell’assassinio di Sadat nel 1981 e gli stessi che nel 1995 attentarono alla vita di Mubarak ad Addis Abeba. La fusione tra l’EIJ e al-Qaida avvenne tra il 1998 e il 2001. Due membri si spicco di Al-Qaida facevano parte dell’EIJ: Ayman Al-Zawahiri, attuale leader di Al-Qaida, e Abu Ayyub al-Masri, divenuto leader di Al-Qaida in Iraq (AQI) dopo la morte di al-Zarqawi. Un altro gruppo egiziano è affine ad al-Qaida: il Gamaat al-Islamiyya (GI). È conosciuto per il terribile attentato di Luxor nel 1997 in cui morirono 58 stranieri e 4 egiziani. Dal 1999 non compie più attentati, ma molti ex-membri sono vicini ad al-Qaida tanto che nel 2006, al-Zawahiri ha annunciato la fusione di GI con al-Qaida.

Fino al 2008 il gruppo di al-Qaida più forte sulla scena internazionale era Al-Qaida in Iraq (AQI). AQI nasce sotto la leadership del giordano Abu Musab al-Zarqawi, ucciso dagli USA nel 2006. Già presente in Iraq al tempo dell’invasione americana dell’Iraq, al-Zarqawi prestò giuramento a Bin Laden nel 2003. Gli USA lo ritennero a lungo uno dei gruppi più difficili da sconfiggere. Oggi AQI ha cambiato nome e ufficialmente si chiama Islamic State of Iraq (ISI). Le settimane scorse il leader, Abu Bakr al-Baghdadi, ha annunciato la fusione con il gruppo siriano Jabhat al-Nusra (JAN). Tuttavia, il leader di Jabhat al-Nusra (JAN), Abu Mohammed al-Joulani, ha negato la fusione, pur ribadendo la sua fedeltà ad al-Zawahiri, il capo di Al-Qaida. Questa mossa sembra significare che JAN non vuole sporcarsi la reputazione in Siria, per via dell’eredità sanguinaria di ISI. In realtà, i siriani sanno bene che le loro tattiche non sono diverse di ISI. La decisione di al-Joulani significa che JAN è consapevole di essere diventata molto potente, grazie anche ai finanziamenti internazionali del Qatar. Per questo non è disponibile a essere inglobata da un altro gruppo, sia per ragioni di forza, sia perché l’ufficialità di una tale mossa potrebbe inficiare il finanziamento occidentale ai ribelli siriani.

Un’altra organizzazione molto potente in Medio Oriente è Al-Qaida in the Arabian Peninsula (AQAP). Il gruppo deriva da al-Qaida in Yemen (AQY) nato durante la guerra civile yemenita degli anni ’90. AQY è considerato responsabile degli attacchi alla fregata statunitense Cole nel Golfo di Aden nel 2000 e alla petroliera francese Limburg nel 2001. Per questo già nel 2002 gli USA iniziano la loro campagna di droni contro i bersagli AQY e riescono a uccidere il suo leader, Abu Ali al-Harithi. L’organizzazione rinasce qualche anno dopo. È nel 2009 infatti che si assiste all’unione delle forze degli islamisti yemeniti e sauditi nella creazione di Al-Qaida in the Arabian Peninsula (AQAP). AQAP ha oggi la sua base nel Nord dello Yemen e i suoi obiettivi sono l’abbattimento della monarchia saudita, l’eliminazione della presenza occidentale nella penisola e la creazione di due Stati islamici. L’attentato sull’aereo di linea diretto a Chicago del 2009 di Umar Farouk Abdulmutallab è da ricondurre a loro. Dato il fermento delle loro attività, lo Yemen rimane uno dei bersagli principali della guerra dei droni di Obama.

Al Qaida in Africa

Al-Qaida è stata accusata dell’assassinio dell’ambasciatore americano Chris Stevens a Benghazi. Tra i gruppi islamisti libici, però, sembra che nessuno sia veramente affiliato ad al-Qaida, nemmeno l’influente Lybian Islamic Fighting Group (LIFG). Il suo leader, Abdulhakim Belhadj, ha combattuto Gheddafi dagli anni ’80 e nel 1988 si è unito ai mujaheddin afgani. Ritornato in Libia nel 1992, ha fondato il LIFG, attentando alla vita di Gheddafi per tre volte. Nel 1993 anche il LIFG si è spostato in Sudan, dove si è trovato a stretto contatto con Bin Laden. Abdulhakim Belhadj ha poi giocato un ruolo importante nella guerra civile libica e attualmente è il leader del partito islamista Al-Watan Party. Un altro comandante del LIFG, invece, Abdel-Hakim al-Hasadi, è adesso uno degli islamisti più influenti in Libia. Al-Hasadi ha una storia simile a Belhadj: ha combattuto in Afghanistan coi talebani, è stato catturato in Pakistan, consegnato ai libici e graziato nel 2008. Da molti è considerato il leader di riferimento di al-Qaida in Libia, ma lui afferma di non farne parte, sebbene non nasconde il fatto che alcuni membri del LIFG sono andati a combattere in Iraq e in Siria. All’interno del LIFG ci sono due anime, una molto legata alla resistenza afgana che spinge per l’affiliazione ad al-Qaida, la seconda invece formata da coloro che sono solamente disponibili a supportare ideologicamente al-Qaida. Sia al-Hasadi sia Belhadj fanno parte di questi ultimi.

Anche nella confinante Algeria, la presenza islamista è molto forte. Il Gruppo Islamico Armato (GIA) ha dichiarato guerra allo stato algerino nel 1992, anno in cui è cominciata la guerra civile. A dispetto dell’allora gruppo ribelle principale, l’Islamic Salvation Front, il GIA era un’organizzazione terrorista che non risparmiava i civili. Furono i responsabili di alcuni attentati anche fuori dall’Algeria: il dirottamento di un aereo francese nel 1994 e la bomba nella metro di Parigi nel 1995. Dal cessate il fuoco del 2002, il GIA si è praticamente dissolto, ma molti militanti hanno migrato nel Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento. I nemici degli islamisti algerini sono anche la Francia, in quanto colonizzatrice dell’area in passato, e la Spagna, in quanto illegittima occupante di Ceuta, Melilla e delle Canarie. Dal 2002 i salafiti rimasti attivi si sono nascosti nelle zone desertiche nel sud dell’Algeria e nel 2003 hanno giurato fedeltà a Al-Qaida, preannunciando la fusione ufficiale del 2006 che ha creato Al-Qaida in the Islamic Maghreb (AQIM). La caduta di Gheddafi ha aperto la strada a un’espansione delle operazioni di AQIM nel Sahel. AQIM si è fatta conoscere infatti per il suo ruolo nell’occupazione dell’Azawad, operando insieme a organizzazioni affini quali il Movement for Unity and Jihad in West Africa (MUJAO).

In Nigeria e Somalia, infine, ci sono due gruppi islamisti potenti che pur non avendo radici riconducibili ad Al-Qaida, condividono gli stessi obiettivi e la stessa strategia. Al-Shabab, gruppo islamista somalo, si è affiliato a Al-Qaida nel 2007 e nel 2012 ha annunciato la fusione ufficiale. Il gruppo nigeriano Boko Haram (che significa “l’istruzione occidentale è peccaminosa”), invece, non è affiliato ufficialmente ad al-Qaida, ma ha ricevuto addestramento e risorse da al-Shabab e AQIM.

Michele Aiello

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