Succede nel Mondo

Saluti romani e pugni chiusi, quando i calciatori diventano ultras

katidis

Giorgos Katidis

Alle volte un gesto può costare molto caro.  Specie se lo fai davanti a milioni di persone.  Specie se sei un calciatore.  Specie se non hai la minima idea di quello che stai facendo. Chiedere per conferma a Giorgos Katidis, 20enne centrocampista dell’Aek Atene, che sabato ha pensato bene di festeggiare il suo goal al Veria sfoderando un ‘bel’ saluto nazista. Un’esultanza accolta con stupore da tifosi e compagni di squadra e con rabbia dalla federcalcio greca che ha immediatamente disposto “l’esclusione a vita di Katidis da tutte le selezioni”.

Nel provvedimento si legge che “il calciatore ha offeso profondamente tutte le vittime del Nazismo e ha violato i valori del calcio”, meritando una “condanna categorica”.  A nulla sono valse le scuse del 20enne, tra l’altro ex capitano della Nazionale under-19 greca, che su Twitter ha scritto:  “Non sono un fascista e non lo avrei fatto se avessi saputo cosa significava”.  In un Paese nel quale l’occupazione nazista ha lasciato terribili ferite, il gesto di Katidis non poteva passare inosservato. Tanto più in un periodo come questo in cui la crisi (economica e morale) favorisce l’avanzata di movimenti dichiaratamente filofascisti e xenofobi come Alba Dorata.

Tuttavia chi “mastica” un po’ di Calcio sa che l’insensata esultanza di Katidis non è un episodio isolato. Anche negli stadi di casa nostra la politica (quella becera, da scuole elementari) ha fatto spesso parlare di sè. Nel dicembre 2005 fu l’allora capitano della Lazio Paolo Di Canio a far sfoggio di idiozia ostentando un saluto romano per i tifosi al termine della partita con la Juventus. “Sono un fascista, non un razzista”, si giustificò candidamente chiedendo l’annullamento della squalifica.  Dall’altra parte della barricata ecco invece il capitano del Livorno Cristiano Lucarelli che, avvolto nella bandiera del Che, salutava regolarmente la sua curva a pugno chiuso.

Storia diversa, e ben più romantica, quella di Robbie Fowler. Nel marzo 1997, durante una partita dell’allora Coppa Uefa, l’attaccante del Liverpool espose una t-shirt con la scritta: “Sostegno ai 500 portuali licenziati”.  Anche per lui, originario dei quartieri popolari di Liverpool, scattò inflessibile la condanna dell’Uefa. Con buona pace dei lavoratori…

Benedetto Antuono

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