Società - Economia

E l’ATER resta a guardare

DSC_0138Immaginate un ente regionale che gestisce le case popolari. Immaginate che quest’ente, l’Ater (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale), sia proprietario di 50.000 alloggi a Roma e 90.000 totali nel Lazio. Immaginate ancora, che oggi l’Ater abbia un debito di 64 milioni di euro. Immaginate – ultimo sforzo – chi sarà a subire i danni che derivano da tanto ammanco? Mentre le richieste di alloggi popolari a Roma si aggirano intorno alle 10.000 l’anno, l’ente regionale riesce con grandi sforzi a far entrare in graduatoria massimo 350 persone. Il debito si accumula negli anni perché oltre alla necessità di case, molti di quelli che sono riusciti ad ottenerla non arrivano a pagare l’affitto: l’80% delle morosità sono infatti incolpevoli, cioè riferite a persone che non hanno soldi per la mensilità che spetterebbe all’Ater.

Intanto l’ente regionale brancola nel buio, perché perso nella burocrazia di competenze sparpagliate tra Regione, Provincia, Comune. Un rimpallo che fa perdere la bussola agli abitanti degli alloggi e che dopo anni di richieste e lotte si sentono esasperati. Ieri all’assemblea “Immagina un nuovo Ater, puoi”, si sono incontrati i comitati degli inquilini Ater, i dipendenti e alcuni rappresentanti politici della lista Zingaretti tra cui il responsabile programma Massimiliano Smeriglio. La riunione è stato un momento di confronto su quella che dovrà essere una priorità per la prossima giunta, la riforma interna di un ente regionale che oggi conta sette società diverse che gestiscono le case popolari. Sette Ater. Sette presidenti. Quarantaquattro consiglieri di amministrazione e una pletora di dirigenti. Una frammentazione voluta da Storace e diventata legge nel 2002 (legge 30).

Angelo Scamponi dell’associazione culturale no profit Comitato Inquilini di Corviale viene incitato a intervenire al dibattito. “Vai, sei il nostro oratore” lo sostengono, “il nostro Grillo”, lo incita qualcun altro. “Non sono un grande parlatore ma sono dentro a questa lotta da anni”, comincia. Angelo abita in un palazzo lungo un chilometro, il Corviale, dove ci sono solo 5 accessi. “Sono anni che chiediamo la verticalizzazione per la creazione di complessi più piccoli come in tutti i condomini normali”. Denuncia che la regione ha messo a disposizione 23 milioni di euro per la ristrutturazione e riqualificazione del palazzo e altri 17 milioni sono presenti nella “cassa depositi e prestiti” in seguito a un finanziamento dell’Unione Europea. Ma ogni volta i progetti vengono bocciati, rimandati o definanziati. E intanto gli inquilini sborsano soldi per servizi di cui non usufruiscono. Angelo paga mensilmente gli ascensori ma funzionano “se va bene” dieci giorni su trenta. Sua moglie ha problemi al ginocchio, si è operata e le hanno messo una protesi, “quando non funzionano lei sta relegata a casa”, spiega. Si sentono abbandonati. Da anni gli abitanti di Corviale si sostituiscono alle istituzioni e si procurano tanti servizi che altrimenti non avrebbero. “Siamo stanchi, non vogliamo più subire e per questo lunedì scorso abbiamo presentato una class action contro l’Ater, speriamo di vederne al più presto i risvolti”. In sala gli altri abitanti di Corviale lo applaudono. Torna a sedere per un attimo ma poi esce.  Angelo è stanco delle promesse.

Elena Risi

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