Italia / Opinioni

Il paese che si nutriva di carcasse

La caduta dei potenti e l’improvviso slancio civico.

Esistono, in natura, animali incapaci di cacciare. Questi animali, pur nutrendosi dello stesso cibo di cui si nutrono gli animali che cacciano, e che se ne accollano tutti i rischi, diventano predatori solo con piccole prede, che non presentano alcun rischio per la loro incolumità. Molto più spesso, però, gli animali incapaci di cacciare aspettano che le prede muoiano, per cause naturali o perché uccise dai veri cacciatori, dai predatori, da quelli che, nella caccia, rischiano la vita.

Questi carnivori non predatori, nel corso dell’evoluzione, soprattutto negli ultimi vent’anni, hanno sviluppato attitudini singolari. Non sapendo cacciare, anzi, nascondendosi davanti alle prede più grosse, hanno imparato a lanciare le monetine. Facendosi strada a forza di monetine, i carnivori non predatori riescono a guadagnarsi un lembo di carne già morta, uccisa da altri. Prima, quando la preda ancora respirava, mai sarebbero stati capaci, questi animali, di incrociarne lo sguardo. Questi animali sono gli Italiani, anche le iene e i licaoni, credo, ma in questo caso sono gli Italiani. Guardare Mussari, sotto una pioggia di monetine, fa pietà. Non per Mussari, cui si riserva comunque la piétas humana e per il quale si attendono le risultanze processuali. La pietà è rivolta agli esperti del lancio. A Siena, una miriade di persone avrà ossequiosamente rivolto a Mussari un “Buongiorno Dottore”, a capo chino, fino a due mesi fa. A Craxi, milioni di persone avranno guardato come ad un realizzatore di sogni. Poi, l’attitudine è quella, monetine. Solo che, nella pur invidiabile attitudine a lanciare monetine e, talvolta, esporre cappi in Parlamento, manca l’attitudine alla memoria. La mancanza di memoria ha fatto sì che di Craxi, in questi anni, si parli come di un esiliato (dolce eufemismo per definire un latitante). La cosa interessante di noi Italiani carnivori non predatori è che riusciamo a coniugare la straordinaria abilità nel lancio della monetina con la mancanza di memoria. Quelli che lanciavano monetine a Craxi nei primissimi anni novanta, sono gli stessi ora alleati con Berlusconi, che di Craxi ha fatto un esiliato martire (non vergine solo per la fenomenologia dell’epica berlusconiana).

Si potrà obiettare che Mussari è implicato in uno scandalo che riguarda la più antica banca del mondo, uno scandalo che tocca una città intera, che è uno che ha fatto cose illegali, uno che ha dato, se dovesse essere confermato, il suo contributo ad azioni illegali, che turbano il sano dipanarsi delle vicende della nostra finanza. Poi viene in mente che c’è un altro che, pochi giorni fa, ha depenalizzato de facto le tangenti, ha dato il suo assenso ad azioni illegali che turbano il sano dipanarsi della nostra finanza ed economia. Berlusconi, però, non è stato fatto oggetto di alcun lancio di monetine. Eppure, potenzialmente, visto che Mussari non è ancora stato condannato, entrambi, con la loro condotta o con le loro dichiarazioni, si sono messi nelle condizioni di nuocere al paese. Perché allora uno merita le monetine e l’altro è un credibile candidato alle elezioni politiche? La risposta è una sola: Berlusconi non è caduto. La chiave per spiegare tutto questo è la caduta.Gli Italiani non sanno cacciare, non ne sono capaci e possono mangiare solo carcasse.  Così possono avventarsi, come iene solo sui cadaveri, ai quali, quando sono in vita, rivolgono dei timidi ed ossequiosi “Buongiorno Dottore”.

In definitiva gli Italiani/iene attaccano solo chi cade, mai chi è in piedi. Mussari non è che il frutto di un sistema che è alimentato anche dall’incapacità di cacciare, dal tentativo di giungere al cibo senza cacciarlo. E allora sorge un dubbio: se dietro questo sdegno espresso per il tramite di una monetina, che assolve e condanna prima dei processi in maniera arbitraria, nulla avesse a che fare con il pericolo che quest’uomo sia nocivo per la collettività? Se invece fosse spinto dal rapporto malato e tutto italiano con il potere, visto con servo encomio quando elargisce favori, e con civico e improvviso  disprezzo quando non è più nelle condizioni di elargirne?

Quando si pensa a Piazzale Loreto, alla potenza di quelle immagini, si considera che uscivamo da cinque anni di guerra disastrosa e venti di dittatura, e si cerca di vedere nell’esposizione dei corpi e nello scempio (evitato dai partigiani comunisti) una forma di catarsi di un popolo sfiancato. Viene da pensare, però, che agli Italiani, di quei cinque anni di guerra e venti di dittatura, sia rimasto solo Piazzale Loreto, solo le carcasse. La caduta, appunto, e poco più. 

Francesco Ditaranto

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