Italia / Società - Economia

Cemento mori. Alemanno ed il nuovo sacco di Roma

casaMemento mores, ‘ricorda i costumi degli antichi’. Rivisitando l’antico motto latino, Gianni Alemanno rispolvera una vecchia e consolidata pratica degli amministratori capitolini e promette, in piena campagna elettorale, una nuova colata di cemento sull’urbe aeterna.

Oltre 20 milioni di nuovi metri cubi, il 50% in più rispetto a quanto previsto dal Piano regolatore approvato nel 2008 dalla giunta Veltroni. E’ questo il regalo, contenuto in 64 delibere, che il sindaco garantisce alla potentissima lobby del mattone nel tentavo di garantirsi un nuovo mandato. Un ampliamento notevole, che riporta alla mente il Prg ‘monstre’ del 1965, quello che passò alla storia come il nuovo ‘sacco di Roma’.

Nel rapporto ‘Roma al metro cubo’, Legambiente fa un’ analisi dettagliata degli interventi e delle concessioni contenute nelle delibere incriminate. Dallo studio emerge un quadro inquietante, composto da numerosi interventi sparsi, non coordinati tra loro, prevalentemente al di fuori del Gran raccordo anulare. Valorizzazione, compensazione, e densificazione, sono le parole d’ordine dell’operazione urbanistica di Alemanno, quasi tutta in deroga al Prg vigente.

Fra gli interventi più rilevanti di densificazione spiccano quelli a Casal Boccone (33.000 metri cubi suddivisi in 4 grattacieli da 16 piani e 11 palazzine), il raddoppio della centralità della Romanina (790.000), il cambio di destinazione d’uso –da polo notatotorio a zona residenziale- dello spazio dove sorgeva l’ex velodromo (48.000) e della vecchia Fiera di Roma (96.000), l’abbattimento delle torri di Tor Bella Monaca (1.900.000).

I primi due meritano una menzione speciale. A Casal Boccone, situato nel quadrante Nord, si assiste ad una vera e propria evoluzione della rendita fondiaria in rendita bancaria. Il terreno,infatti, era un tempo di proprietà della Eurocity Sviluppo Edilizio srl che fino al 2010 era in mano al Gruppo Ligresti mentre ora è nelle mani di Monte dei paschi di Siena che ha rilevato la società per coprire parte del debito contratto dall’imprenditore milanese con la banca. Grazie ad un accordo di programma, i 235.000 metri cubi destinati ad uffici (di cui in questo momento di crisi c’è scarsissima richiesta), potranno essere destinati ad uso abitativo.
Questo tipo di passaggio si è verificato anche alla Romanina dove il Prg destinava il 35% delle nuove cubature a scopo residenziale ed il 65% uffici e attività, mentre con questa nuova operazione il rapporto viene invertito a 67% contro 33%. Uno stravolgimento completo del concetto stesso di ‘centralita’ che era nata come uno strumento pensato per portare nelle periferie maggiori servizi. La motivazione ufficiale di un cambiamento così radicale è stata quella della necessità di fare cassa per costruire una ferrovia leggera per collegare la zona, ma gli stessi uffici tecnici del Comune, evidenziano come le entrate di cui beneficerebbe l’amministrazione capitolina sarebbero nettamente inferiori al fabbisogno necessario per la costruzione dell’opera.

Il mattone però non si ferma alle zone periferiche. Grazie al capitolo relativo alla ‘valorizzazione’ del patrimonio pubblico dismesso, anche i quartieri del centro riceveranno la loro buona dose di cemento. Sarà questo ad esempio il destino di 15 caserme in disuso e dell’ex deposito Atac di via Bainsizza (Prati), struttura dei primi del’900 inserita nella lista degli edifici storici da ristrutturare e che, invece, dovrà lasciare il posto ad un ‘moderno’ palazzo di sei piani con appartamenti e negozi.

Dulcis in fundo, la compensazione. Questo strumento, introdotto negli anni ’90 è nato con l’intenzione di consentire al Campidoglio di tutelare aree verdi di particolare valore cancellando le concessioni urbanistiche previste che però dovevano essere, appunto, compensate ai costruttori con il diritto di edificare in altre zone. Ora Alemanno ha deciso di rilanciare questa prassi anche per sanare situazioni pendenti relative all’ultimo Prg. Il bilancio è di altri 468.000 metri cubi ai quali si sommano gli altri 948.000 ereditati da Veltroni, ma ancora non giunte alla fase attuativa.

Edoardo Belli

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