Succede nel Mondo

Droni vs Rule of Law

L’uso dei droni contro cittadini statunitensi mette a rischio la rule of law americana? Come Bush creò il concetto di “enemy combatant”, così l’amministrazione Obama ha creato una condizione per la quale l’eliminazione fisica di un cittadino può avvenire senza giusto processo.

U.S. Marines with Marine Unmanned Aerial Vehicle Squardon Two (VMU-2) (U.S. Marine Corps photo by Cpl. Patrick P. Evenson/Released

Esercitazione dei Marines con un drone (U.S. Marine Corps photo by Cpl. Patrick P. Evenson)

Gli USA compiono un numero altissimo di missioni segrete. L’uso degli Unmanned Aerial Vehicles (UAVs), chiamati anche droni, è al momento l’arma più devastante dei servizi segreti statunitensi. Essi causano migliaia di vittime innocenti, ma ciò non viene percepito per la sua gravità dagli elettori americani. A parte pochi gruppi di attivisti, la discussione non ha mai coinvolto il grande pubblico.

Tuttavia, il discorso è cambiato da quando sono stati coinvolti dei cittadini statunitensi. Gli americani sono più sensibili e reattivi se vengono toccati i propri diritti. Ma vi sono alcune situazioni eccezionali in cui anche la violazione dei diritti di alcuni cittadini viene tollerata. Come quando negli anni ’50 il senatore McCarthy si fece promotore di una campagna di persecuzione contro americani comunisti o sospetti tali. In questo senso, un documento riservato del Dipartimento di Giustizia, pubblicato dalla NBC News nei giorni scorsi, ha dimostrato che l’amministrazione Obama considera i cittadini americani affiliati ad al-Qaeda come individui spogliati dei diritti costituzionali.

Anwar Al-Awlaki (AP Photo/Muhammad ud-Deen)

Anwar Al-Awlaki (AP Photo/Muhammad ud-Deen)

Nel caso dei droni, la discussione si è accesa proprio con l’uccisione di tre cittadini americani in Yemen. Il 30 settembre 2011 due americani collegati ad Al-Qaida vennero uccisi da un drone: Anwar al-Awlaki, nato in New Mexico da genitori yemeniti, accusato di aver organizzato l’attentato sul volo di Detroit del 2009; Samir Khan, nato da in Arabia Saudita ma cresciuto negli USA, dal 2010 giornalista della rivista Inspire, accusata di essere affiliata ad Al-Qaida. Ma il fatto più grave avviene il 14 ottobre 2011 sempre in Yemen, quando un secondo missile uccide il sedicenne Abdulrahman Awlaki, figlio di Anwar al-Awlaki, anch’esso di cittadinanza americana, ma totalmente scollegato dalle attività del padre. Nell’estate 2012, il nonno di Abdulrahman, Nassar al-Awlaki, e la madre di Samir Khan, hanno aperto una causa legale contro quattro alti funzionari della sicurezza nazionale, tra cui il Segretario alla Difesa Leon Panetta e l’allora direttore della CIA David Petraeus. La loro accusa principale è che nessuno dei tre rappresentava una concreta, credibile e imminente minaccia agli Stati Uniti e che il governo non ha in realtà adottato tutte le misure necessarie per proteggere eventuali accompagnatori.

Il documento del Dipartimento di Giustizia, pubblicato dalla NBC News, risponde già a queste accuse. Secondo l’amministrazione Obama, sarebbe legale un attacco letale contro cittadini che sono “operational leaders of Al-Qaeda”. Quando la cattura si rivela impraticabile, l’uccisione rappresenterebbe un “lawful act of national self-defence”. Il documento inoltre fornisce una grande flessibilità d’interpretazione riguardo la pericolosità dei cittadini legati ad al-Qaeda. Infatti, secondo il documento, un capo di al-Qaeda viene considerato come una imminente minaccia per un violento attacco agli USA, a prescindere che gli USA abbiano in mano prove schiaccianti sulle sue attività.

Il documento è la conferma che l’amministrazione Obama vuole mantenere opacità sulla gestione della sua guerra al terrore. Obama forse non arriverà ai livelli del suo predecessore, ma la costruzione di questo nuovo paradigma, in cui un cittadino americano può essere ucciso, è molto simile al concetto di “enemy combatant” che elaborò l’amministrazione Bush per raggirare i diritti dei prigionieri di guerra e portare i sospetti terroristi a Guantánamo. Allo stesso modo, Obama vuole raggirare il diritto al giusto processo di alcuni cittadini americani.

Da tempo alcuni giornalisti interrogano l’amministrazione su quali siano le basi legali degli attacchi dei droni. Ma la domanda più spinosa, e spesso elusa, riguarda proprio l’uccisione di cittadini statunitensi. L’ex-portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, ora consigliere esterno del Presidente, ha giustificato così l’uso dei droni: “Quando ci sono persone che stanno cercando di danneggiarci, e hanno giurato di portare il terrore dalle nostre parti, portiamo il conflitto nel posto in cui si trovano loro”. E nel caso dell’uccisione del sedicenne Abdulrahman ha proseguito dicendo: “Mi sento di suggerire che si dovrebbe avere un padre più responsabile se si vuole essere veramente preoccupati del benessere dei propri figli. Non penso che diventare un terrorista jihadista di Al-Qaeda sia la cosa  migliore per prendersi cura delle proprie cose”. Al lettore le proprie considerazioni.

Michele Aiello

One thought on “Droni vs Rule of Law

  1. Pingback: Boston, la Cecenia e al-Qaida | News dal Basso

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