Interviste

“Siamo cittadini, non politici di professione”. Intervista a Fabio Massimo Castaldo, del Movimento 5 Stelle

castaldoFabio Massimo Castaldo è un ragazzone di 27 anni, laureato in giurisprudenza a Tor Vergata; candidato al Consiglio regionale del Lazio con il Movimento 5 Stelle. “Appena tornato da Parigi, dove tra l’altro mi pagavano anche bene, per dare il mio contributo” – specifica sorridendo. Lo incontro su viale Europa, all’EUR di Roma, sabato pomeriggio, mentre, assieme agli attivisti del XII Municipio, allunga qualche volantino alla gente intenta a fare shopping. I giornalisti non sono esattamente i benvenuti qui. Infatti, quando specifico che vorrei realizzare un’intervista le facce si scuriscono all’istante. “Sai com’è, dopo quello che è stato scritto in questi giorni, da Casapound in poi, ci possiamo aspettare di tutto” – mi dicono in coro. Alla fine, dopo qualche minuto di contrattazione, mi guadagno il via libera. In fondo vorrei solo capire come la pensano i fantomatici “grillini”…


Allora Fabio, quali sono gli le idee che intendi portare avanti?

“Vedi: il punto non è tanto quello che voglio fare io, ma quello che i cittadini chiedono. Il nostro non è un programma imposto dall’alto, ma un progetto condiviso e partecipato, stilato da tutti gli attivisti (su internet) secondo le loro competenze e tenendo conto di una scala di priorità. Per questo parliamo di un Movimento non ideologico e trasversale che mira a coinvolgere il maggior numero possibile di persone interessate al cambiamento. Ovviamente ci sono dei temi che mi stanno più a cuore come il trasporto pubblico oppure il rispetto dell’ambiente. Sul primo punto ad esempio sosteniamo con forza il potenziamento delle linee ferroviarie esistenti così da impedire alcuni scempi come l’autostrada Roma-Latina. Un’opera inutile e costosissima che rappresenterebbe un danno enorme per il territorio e le imprese del basso Lazio”.

In questi giorni si parla molto di voto utile. Non c’è il rischio che, una volta entrati in Parlamento o nelle Regioni, gli eletti del Movimento finiscano ai margini?

“Il nostro vuole essere un approccio post-ideologico che ha nella democrazia diretta il suo fondamento. Ecco perché parliamo di una vera e propria rivoluzione. Tanto negli obiettivi che nel metodo. Questa premessa per spiegare che siamo contrari ad ogni tipo di accordo predefinito con le altre formazioni politiche. Se una proposta è giusta, o meglio ancora vantaggiosa per la cittadinanza, la analizzeremo nel merito e la sosterremo. Che provenga dal Pdl, dal Pd o dalla Lega non fa alcuna differenza…”

Come si possono tenere assieme gli eletti senza l’intelaiatura del partito? Non temete che il Movimento si sfaldi dopo le elezioni?

“Rientriamo sempre nello stesso discorso: bisogna uscire dalla tradizionale logica di partito. Il Movimento si pone come una piramide rovesciata nella quale è la base ad essere in alto, a contare di più. Saranno infatti gli attivisti a controllare l’operato degli eletti, ad assisterli, a proporre delle iniziative. I cittadini devono essere liberi di dire la loro sempre, non solo una volta ogni 5 anni”.


Qual è il rapporto tra il Movimento e Beppe Grillo? Il fatto che non abbiate un vero leader politico rappresenta un’anomalia?

“Ho conosciuto di persona Beppe: lui non è il nostro capo, nè tanto meno un dittatore. Piuttosto lo definirei come un megafono oppure una cassa di risonanza per le nostre idee e le nostre battaglie. Quello che dice può essere una fonte di ispirazione ma non è paragonabile nè ad un ordine nè ad una direttiva di partito. Chi condivide il nostro programma è nel Movimento, altrimenti è libero di scegliere una strada politica diversa. Sta in questo la differenza fra noi e i partiti. I media fanno di tutto per descrivere un’altra realtà, ma ormai ci siamo abituati…”.


Che tipo di reazioni state incontrando nella cittadinanza?

“Decisamente positive: c’è grande entusiamo che si unisce alla speranza di cambiare le cose. Credo che, se non altro, abbiamo portato una ventata di freschezza in un panorama politico, come quello italiano, rimasto per anni stagnante. E’ una cosa che la gente apprezza molto. Così come apprezza il fatto che facciamo politica dal basso, in mezzo alle persone, ascoltando le loro proposte e le loro idee. In fondo anche noi non siamo altro che dei comuni cittadini”.

Benedetto Antuono

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