Opinioni

Il giorno della memoria….selettiva

22669_1312756011862_3939103_nGli scienziati suggeriscono che una buona memoria è una memoria selettiva. Dipende cioè dalla capacità di filtrare le informazioni, piuttosto che da quella di immagazzinare in grande quantità.

Ma la memoria storica e culturale, specie quando internazionalmente riconosciuta, non dovrebbe essere altra cosa? Che fine ha fatto il principio weberiano secondo cui le scienze storico-sociali (come del resto qualunque altro campo del sapere), dovrebbero essere scevre da qualsiasi “giudizio di valore”, «dal momento che non esiste alcun ideale o sistema di ideali che l’analisi scientifica può dimostrare ‘giusto’ o ‘sbagliato’, non può esservi alcuna etica universale»?

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, liberando i pochi superstiti del campo di concentramento e rivelando al mondo l’orrore del genocidio nazista. Da allora questa data è internazionalmente riconosciuta come il “giorno della memoria”, per non dimenticare lo sterminio del popolo ebraico con i sui 6 milioni di morti….

Eppure, nei campi di concentramento insieme agli ebrei c’erano omosessuali, oppositori politici, disabili, rom, sinti e camminanti. Vittime silenziose e mai menzionate nella triste conta dell’olocausto.

Senza contare poi, che la storia del genere umano è costellata di massacri, persecuzioni e pulizie etniche che per efferatezza, numero di vittime e motivazioni ignobili non sono seconde al dramma ebraico.

La “Santa Inquisizione”, le Crociate…. I circa 200 milioni di nativi americani sacrificati all’ineluttabile «progresso» della storia o i 14 milioni di africani prelevati dalla loro terre e resi schiavi dagli americani per essere utilizzati come animali da lavoro.
Un milione e mezzo di uomini, donne, vecchi e bambini armeni furono scientemente eliminati dal governo turco nel 1915. Oltre 200 mila morti ci furono soltanto nei primi mesi successivi alla deflagrazione nucleare dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, inferti dagli Americani al solo scopo di testare i nuovi ordigni, quando il Giappone aveva già avviato le trattative per la resa. Secondo stime attendibili, fino ad oggi le vittime accertate sarebbero almeno 350 mila.

Ricordare per non ripetere”, è la frase ridondante ogni anno il 27 gennaio. Ma dal 1950, sono 67 i conflitti scoppiati con oltre 10.000 vittime, molti dei quali etichettabili secondo la definizione delle Nazioni Unite, come genocidi, “atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Tra questi:

93 mila e 837 sono i morti della guerra in Bosnia-Erzegovina del 1991-1995. Di questi 63.687 sono Bosgnacchi, vittime della pulizia etnica operata da serbi e croati.
• Tra 800.000 e 1.071.000 persone, in massima parte di etnia Tutsi, vennero massacrate sistematicamente (a colpi di armi da fuoco, machete e bastoni chiodati) in Ruanda dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994.
• I Curdi, il popolo senza Stato che vive tra in Iran, Iraq, Siria, Turchia ed Armenia, è da sempre sottoposto a uccisioni di massa, torture e deportazioni. Le vittime sono inestimabili: tra le 150.000 e le 182.000 sono solo quelle fatte dal regime iracheno nei primi anni ’90, mentre il conflitto curdo in Turchia ha causato più di 37 mila morti.
400 mila morti, è la stima delle ONG del conflitto etnico in Darfur, iniziato nel febbraio del 2003 tra i vari gruppi che abitano la regione sudanese.
• Tra i 40.000 e 100.000 deceduti, e 500.000 profughi ceceni è il bilancio della prima guerra cecena (1991-1996), mentre 25.00050.000 vittime si contano nella seconda (1999-2006). Alla base dei due conflitti, l’opposizione russa all’indipendenza cercata dai ceceni, a causa della produzione petrolifera locale e soprattutto il passaggio sul territorio della repubblica autonoma di petrodotti e gasdotti.
3500 sono gli arabi palestinesi massacrati dai falangisti libanesi alleati di Israele nel campo profughi di Sabra e Shatila “circondato e sigillato” dagli israeliani nel 1982. Mentre solo dall’inizio della seconda intifada, nel 2000, sono 6.819 le vittime palestinesi del conflitto arabo-israeliano (a cui vanno aggiunte quelle delle recenti operazioni Piombo Fuso e Colonna di Difesa).

Ci sono poi da aggiungere i desaparecidos, sotto la repressione anticomunista dei regimi filoamericani in Argentina e Cile: si ritiene che durante il regime militare in Argentina, siano scomparsi fino a 30.000 dissidenti o sospettati tali (9.000 accertati secondo i rapporti ufficiali del CONADEP), fra il 1976 e il 1983.

Troppo spesso, quando ci si avventura nell’analisi di storia, fatti e vicende attuali ci si trova a barcamenarsi in un groviglio di teorie e fonti contrastanti, visioni diverse e rappresentazioni caleidoscopiche della “realtà”. La verità sembra essere troppo spesso quella illuminata da un “occhio di bue” sapientemente manovrato in base a particolari congiunture politiche, ideologiche o economiche. È giusto ricordare la Shoah, ma è altrettanto doveroso non dimenticare altri genocidi. E’ giusto che la storia torni ad essere, parafrasando Cicerone, “testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, nunzia dell’antichità”.

Veronica Pontecorvo

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s