Società - Economia / Succede nel Mondo

Sulla stessa barca

CARGO SHIP RUN AGROUNDLa Grecia compra la Germania. No, non si tratta né di uno scherzo né di un’allucinazione revanscista di qualche nazionalista ellenico. Ma è quanto sta avvenendo nel settore del trasporto marittimo commerciale, lo shipping, uno dei pochi campi in cui lo stato greco può vantare ancora una leadership a livello mondiale al contrario del colosso tedesco che, invece, comincia ad arrancare in modo pesante.

Tutto nasce con la crisi del 2008 che ha comportato una forte riduzione dei traffici commerciali via mare. A risentirne in particolar modo è stato il trasporto container, vero core business dello shipping,l’unico in grado di garantire ampi margini di profitti.

Un vero fulmine a ciel sereno che ha spiazzato le compagnie di navigazione e di conseguenza le banche che in passato non avevano esitato a concedere a queste ultime generosi prestiti. In poche parole è stata una sorta di riproposizione di quanto accaduto nel 2008 nell’ immobiliare con i subprime, ma questa volta uno degli epicentri della ‘bolla’ è stata la Germania.

Nel paese teutonico gli istituti di credito, con il repentino crollo dei prezzi delle navi (dovuto all’eccesso di offerta), hanno visto crollare più degli altri gli asset principali ottenuti come garanzie ed ora sono pieni di ‘titoli tossici’. Le compagnie marittime insolventi sono state più di 250 solo nel 2012 , mentre nei primi sei mesi dello stesso anno le prime 12 banche tedesche risultavano esposte per 129,2 miliardi di dollari.

Ed è qui che s’inserisce la Grecia. Da un po’ di tempo, infatti, gli armatori ellenici hanno abbandonato il loro business tradizionale – le petroliere- e si sono allargati ad altri settori come le ‘bulk carrier’, le porta container. Anche loro se la sono vista brutta con il crollo del mercato nel 2008, ma in loro soccorso sono arrivati i cinesi. Come rivelato dal ‘Telegraph’ in un articolo del 13 agosto 2012, “le società greche stanno facendo squadra con le banche cinesi”, tanto che l’ex presidente Wen Jiabao “ha consentito 2 anni fa che venissero erogati prestiti per oltre 5 miliardi di dollari all’industria navale greca”. Dietro la cessione per 500 milioni di euro della metà del porto del Pireo alla società del Sol Levante, Cosco (di proprietà statale), vi sono proprio questi movimenti.

Quali sono gli interessi della Cina? La potenza asiatica vive ancora un forte deficit nel settore dell’armamento, saldamente nelle mani degli europei (Norvegia, Danimarca, Germania e Grecia su tutti). Una simile dipendenza, come è facilmente intuibile, crea notevoli problemi per l’export cinese e rappresenta uno degli ultimi colli di bottiglia rimasti per il made in China. In tale ottica la Grecia si presta in modo perfetto a divenire il cavallo di Troia per conquistare un ‘posto al sole’ proprio nel cuore del Mediterraneo.

La prima mossa in questa direzione è stata -come accennato in precedenza- finanziare gli armatori greci nell’acquisto di nuove navi. L’obiettivo di questa campagna acquisti sono state proprio le compagnie tedesche in forte crisi, pronte a svendere a prezzi stracciati. Si stima, infatti, che oltre due terzi della flotta teutonica rischi di rimanere ormeggiata in quanto mancano anche i soldi per il carburante. La Cina ha fiutato l’affare e la Grecia, almeno questa volta, può riprendersi un piccola rivincita.

Edoardo

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