Esercizi di stile / Italia / Opinioni

Basta con la solita comunicazione deviante (e deviata)

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Liberate i cani! diceva Mr. Burns nei Simpsons. Mancano meno di cinquanta giorni alle elezioni politiche di febbraio e i candidati premier mettono a punto le prime strategie comunicative della campagna elettorale. Rispetto agli anni passati, alcune novità nella scelta degli strumenti di comunicazione (twitter, per esempio) ma ancora troppa poca trasparenza oltre a un rapporto completamente sbagliato con l’elettorato.

Andiamo in ordine di consenso seguendo gli ultimi sondaggi. Il primo partito sarebbe il Partito Democratico che propone come Presidente del Consiglio l’onorevole Bersani. Il segretario del PD sarebbe il degno protagonista di un’intera puntata di “Chi l’ha visto?”. Forte del suo ampio vantaggio sugli avversari e del grande spazio mediatico riservato alla sua coalizione durante i turni delle primarie, il candidato del centrosinistra risponde solo agli attacchi degli avversari, cercando sempre di mantenere toni bassi, dando un’immagine di salda unione tra le varie correnti del partito. Non polemizza sulle numerose apparizioni televisive dei suoi sfidanti, invita invece i giornalisti televisivi a usare più spazio per le inchieste. E’ un’ottima strategia visto la posizione riservatagli dai sondaggi, ma l’elettorato ci perde, eccome. Non si è ancora potuto capire cosa pensi della candidatura di Mario Monti, e quali idee abbia nella (probabile) eventualità che al Senato la sua coalizione non raggiunga la maggioranza assoluta. Si affida completamente ai tradizionali canali: radio e televisione. Twitter lo usa ma di certo non punta sul web per raccogliere consenso. Il suo slogan, L’Italia giusta, non colpisce; la foto, come riportato da “La Stampa”, “non è sorridente, ma neanche accigliata”. La sua è una strategia uniforme: tranquillità, unione, dialogo e mai scontro. Purtroppo Bersani ha ancora molto da dire e dovrà trovare il modo di comunicarlo agli elettori, che per ora rimangono alla finestra tentando di capire quali sono le intenzioni del primo partito d’Italia.

Poi viene, secondo l’ultimo sondaggio di SkyTg24, il Partito delle Libertà che non ha ancora indicato chi sarà proposto come leader del Governo. Berlusconi è ritornato sulla scena, rubandola a quasi tutti i compagni di partito. Dove sono finiti il segretario Alfano, l’ex ministro Meloni e i vari “rottamatori”(uno dopo l’altro messi a sedere dal prepotente ritorno di Berlusconi)? Strategia del Cav è confondere avversari politici, compagni e alleati di partito, elettori. Di nuovo “vittima” del servizio pubblico che non asseconda tutte le sue richieste di partecipazione alle trasmissioni, Berlusconi non ha ancora incontrato ostacoli sul suo percorso. Nessun giornalista è riuscito a metterlo in difficoltà (per incapacità o per mancata volontà?): vent’anni di guai e scandali sembrano messi ora in secondo piano e la figura del presidente del Pdl sembra essere stata mediaticamente“ripulita” dai pochi mesi di pausa politica che si è concesso nel 2012. In un Paese serio e democratico, una personalità come Berlusconi non potrebbe affrontare un’intervista televisiva con la tranquillità e la mancanza di interruzioni che incontra in Italia. Ma che la mancanza di dibattito e contradditorio sia comune a un po’ tutte le trasmissioni e ai talk italiani non è certo una novità. Twitter è usato dal comitato Berlusconi 2013 che riprende solo le dichiarazioni del Cav: un canale inutile, almeno per gli elettori. Oggi la videochat su Corriere.it (a voi la sentenza sull’autenticità).I compagni di partito di Berlusconi intanto sono stati istruiti a dovere: non mancano mai di ripetere il loro disprezzo per “il Pd della Cgil, della Fiom e di Vendola” o per Monti “stampella di Bersani”, inventandosi ogni giorno un nuovo partito o un nuovo evento (l’ultimo è intitolato “le primarie delle idee” di Meloni e Crosetto. Della serie: visto che le primarie vere non ce le fa fare, noi c’inventiamo queste…)

Al terzo posto il Movimento 5 Stelle, che giustifica l’esclusiva presenza in rete e l’assenza dalle trasmissioni TV come un simbolo di politica dal basso e democrazia: i suoi candidati non possono infatti partecipare a programmi televisivi (la consigliera Federica Salsi venne epurata per il suo intervento a Ballarò). Una strategia inizialmente efficace (le tv riprendevano gli interventi di Beppe Grillo sul suo blog) sta rivelandosi forse svantaggiosa in termini di consenso (in TV e sui quotidiani non se ne parla più, se non per gli scandali). Non si può negare il flop delle primarie parlamentari (hanno votato in 20mila) ma nemmeno la coerenza dimostrata nell’ambito della comunicazione. E’ evidente che un movimento nato dal basso con l’aiuto dell’”altoparlante” Grillo debba necessariamente trovare una modalità efficace di confronto con tanti cittadini (difficoltà di molte reti civiche) senza farsi inglobare dal vortice dell’agenda dettata dai politicanti di vecchia data. I cittadini vogliono sapere a chi domandare e vogliono avere delle risposte, non applaudire comizi a senso unico di un comico urlatore.

indexPiù indietro secondo i sondaggi i partiti che si riconoscono nella cosiddetta “agenda Monti”. Ufficializzata la proposta di premiership, per Mario Monti arriva ora l’ardua sfida dei mass media. Bloccato dalla par condicio della Commissione di Vigilanza, il dimissionario Presidente del Consiglio è sbarcato su Twitter e ha oggi alle 11 tentato la mossa vincente offrendo #MontiLive, uno spazio sul suo canale per le domande degli elettori. Peccato che la maggior parte fossero, se non offese, critiche all’operato del 2012 e osservazioni sull’inefficace metodo di comunicazione e confronto da lui scelto. 140 caratteri sono un po’ pochi per dare risposte di contenuto evitando slogan, così come due minuti erano risultati scarsi per esprimere concetti chiave durante il dibattito delle primarie del centrosinistra. E’ palese che Monti, dopo un anno di presidenza dove non ha mai dovuto attaccare nessuno e creare consenso, stia tentando di imparare a servirsi dei media, semplicemente usandoli il più possibile. Resta da capire quando riuscirà a perdere quel (fastidioso) comportamento da professore universitario: in conferenza stampa (in quella di ieri se ne è andato senza rispondere alle domande) come nelle trasmissioni televisive (ultima quella a Otto e Mezzo su La7) Monti sembra voler istruire il conduttore e gli ospiti, e risponde solo alle domande a cui vuole rispondere, mantenendo sempre i modi garbati che lo contraddistinguono. Anche lui sembra un po’ fregarsene del dibattito sulle “cose concrete” del Paese, focalizzando continuamente il discorso sulle sue scelte e sulle possibili alleanze in Parlamento. Bruttissimo il simbolo della coalizione: Monti è la scritta più grande e al centro, proprio come in un qualsiasi partito personale (v.Pdl).Udc e Fli, insieme a ItaliaFutura, restano aggrappati al trenino.

E i partiti minori? Il simbolo di Rivoluzione civile di Ingroia ha lo stesso problema di quello di Monti (“Ingroia” è scritto a caratteri cubitali, lui si giustifica dicendo che così han detto gli strateghi della comunicazione) e risulta mediaticamente snobbato (addirittura si parla di una censura da parte di Twitter). La Lega Nord, da sempre fermamente contraria (a parole) agli inciuci romani, aspetta di vedere cosa decideranno nel Pdl a livello nazionale e lombardo: intanto a Milano e nelle altre città della Lombardia si possono osservare giganti manifesti 3X6 con Maroni, candidato alle regionali, che guarda in alto a fianco dello slogan “la Lombardia in testa”. Lascio a voi il piacere di viaggiare con la fantasia su questa frase così ambigua.

Tutte queste osservazioni per cosa? Per sottolineare come, ancora una volta, la politica italiana non stia dimostrando un vero interesse per i problemi della Nazione. Alla televisione si parla più dei repentini cambi di direzione di Berlusconi e delle strategie di alleanza di Monti che delle famiglie soffocate dagli aumenti dei generi alimentari di base. Se la politica italiana è quella che è, lo dobbiamo anche ai giornalisti e alle testate mediatiche che scandiscono un’agenda deviante. Vogliamo vedere i nostri candidati sudare, dire la verità, sputare il rospo. Non i soliti teatrini, le solite dichiarazioni (guardate questo video di poco tempo fa), i soliti finti dibattiti.

Lorenzo Pirovano

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