Italia

Luca Telese chiude baracca e burattini

Giornalicidio. Questo il termine utilizzato dagli stessi redattori di Pubblico, per descrivere la chiusura del quotidiano lanciato la Luca Telese il 18 settembre scorso. Ieri infatti è arrivata la decisione definitiva dall’assemblea dei soci: da oggi in avanti, Pubblico non verrà più pubblicato.

Al bivio tra liquidazione e ricapitalizzazione, la Pubblico edizioni srl ha optato per la prima via. L’assenza di finanziatori è stata la giustificazione principale, ma non è la sola ad aver affondato Pubblico. Il progetto di Luca Telese si proponeva di ritagliarsi un posto in edicola, per conquistare i lettori progressisti di sinistra. In Italia si è creato un vuoto mediatico generato dal virus disillusionismo, che dalla politica sta contagiando altri settori della società.

Copertina di PubblicoCiò che ha stupito di più, è stata la scelta di puntare sul cartaceo, proprio in un momento in cui la maggior parte dei quotidiani sta trasferendo molti contenuti online. Basti pensare al New York Times, che da tempo investe nella versione digitale e, attualmente, sta guadagnando più entrate dagli abbonamenti per i contenuti online, rispetto agli entroiti generati dalle pubblicità. I risultati di pubblicogiornale.it non erano nemmeno tanto malvagi, come scriveva qualche settimana fa Federico Mello. Mantenere aperta la versione online potrebbe essere una buona occasione per creare una nuova piattaforma digitale, ma non è stata fatta alcuna dichiarazione in tal senso.

Vi è stata poi la decisione di rinunciare fin dall’inizio ai finanziamenti pubblici. Telese ha voluto rivendicare l’autonomia del suo giornale, proprio facendo leva su tale rinuncia. La ricezione di soldi pubblici però, non annulla a priori l’indipendenza di un quotidiano. Ci sono molti casi in cui il finanziamento pubblico serve proprio per permettere, a chi non ha capitali, di svolgere le attività del “quarto potere”. Sono le regole e gli abusi del finanziamento pubblico a generare distorsioni e sprechi, non la bontà del finanziamento in sé.

Le critiche più pertinenti arrivano dall’interno del quotidiano, in particolare dall’assemblea dei redattori. In due occasioni l’assemblea aveva scioperato, il 17 e infine il 29 dicembre. Il direttore Luca Telese rientrava in uno dei bersagli dell’assemblea, in quanto ha in mano una delle quote d’azioni più alte di Pubblico edizioni srl. L’accusa più forte che gli viene mossa è quella di non aver saputo elaborare una strategia di medio-lungo periodo, ritrovandosi nel momento d’emergenza senza un piano d’azione alternativo.
Il 18 dicembre, sulla sua pagina personale web, Telese aveva scritto un post, “Avanti Pubblico!”, in cui tesseva le lodi degli sforzi fatti fino ad allora. Ma, alla luce dei fatti, sembrava più un’esortazione per tenere duro fino alla fine del mese, piuttosto che un reale impegno a portare avanti l’esperienza. Telese ha dimostrato di aver compreso e accettato la sconfitta nella sua ultima lettera aperta al giornale del 31 dicembre. Tuttavia, traspare dal testo una persistente tendenza a descrivere la realtà in modo estremamente romantico. Un commento cinico nella stessa pagina web mette in luce un particolare di non poco conto: Telese sa di avere un posto sicuro a La7, a differenza di molti giornalisti di Pubblico che un posto ora non ce l’hanno più.

Michele Aiello

Per approfondire le ragioni dell’assemblea dei redattori di Pubblico:

http://pubblicogiornale.it/pubblico/pubblico-cronaca-di-un-giornalicidio/

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