Opinioni / Società - Economia

Straordinarie aperture di Natale

I tentacoli del consumismo non erano ancora riusciti a vincere la forza della tradizione natalizia.

Il 25 dicembre era sempre riuscito a rimanere giorno di festa, “senza se e senza ma”: negozi, centri commerciali e outlet riposavano prima dei faticosi saldi invernali.

Anche questo tabù è caduto.

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Dopo le varie feste nazionali, il 25 aprile e il 1° maggio, le saracinesche sono potute rimanere aperte anche durante il giorno di Natale. Colpa della crisi economica? Dei tempi che cambiano? Non lo sappiamo. La Corte Costituzionale alcuni giorni fa aveva dato il via libera all’articolo 31 del pacchetto “Salva Italia”, serie di liberalizzazioni in materia di orari di apertura dei centri commerciali. Una sentenza arrivata a ridosso dell’inizio delle festività che non ha permesso ai principali colossi della grande distribuzione (Zara e Rinascente in primis) di organizzarsi in tempo. Uno schiaffo a tutti quei lavoratori che potrebbero aver passato ieri l’ultimo Natale in famiglia per un po’ di anni.

L’opinione pubblica restava divisa tra critici e indifferenti: in fin dei conti lavora a Natale chi lo fa per scelta, e poi prende anche un bel po’ di soldi …

Ho quindi deciso di pubblicare qualche considerazione post-natalizia.

Chi lavora a Natale, e durante le festività in generale, non è detto lo faccia per scelta. Spesso, la scelta è dei datori di lavoro o dei direttori dei centri commerciali, che obbligano gli esercenti interni ad aprire le saracinesche anche in giornate di festa nazionale.

E nemmeno l’idea che durante i festivi si ricevano sempre compensi maggiori è corretta. Molti lavoratori dei centri commerciali italiani hanno denunciato la situazione, paragonandola quasi alla schiavitù, e anche il movimento Occupy Wall Street ha preso di mira la grande distribuzione per le aperture festive. Numerosi esercenti hanno garantito che una dilatazione dei giorni di apertura non porta ad un volume di affari maggiore e neanche ad un aumento di posti di lavoro. 

Nelle grandi città la già poco-considerata scelta di aprire il giorno di Natale è stato un flop: nessun assalto finale ai regali né ai prodotti di gastronomia. Solo la tristezza di qualche giovane che non ha potuto condividere con la propria famiglia neanche il 25 dicembre.

O di un altro giovane che magari ha trascorso il Natale pensando al giorno seguente, Santo Stefano, festività da alcuni anni al centro della polemica per le aperture straordinarie dei maggiori marchi della grande distribuzione.

Solo un dubbio non sono riuscito a togliermi: non sarà che lo shopping festivo, più che una reale esigenza, sia diventato un fenomeno culturale che ci caratterizza e caratterizza il moderno consumo del nostro tempo libero?

Lorenzo Pirovano

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