Società - Economia

Quando il fatturato di un’azienda incide sulle sorti di uno Stato: ecco le “one firm economies”

world - economy-cube“One firm economies”. Con questa espressione gli analisti identificano quelle economie nazionali estremamente legate al fatturato di una singola azienda. Una situazione molto evidente nel caso di “piccole” nazioni quali ad esempio Svizzera, Lussemburgo, Hong Kong, Finlandia. Per il paese scandinavo è stata addirittura coniata la dicitura “effetto Nokia” che sottolinea l’influenza del colosso della telefonia sul pil finlandese.

Secondo uno studio elaborato dall’Etla (Istituto di ricerca dell’economia finlandese) e ripreso dall’Economist, nel periodo compreso fra il  1998 e il 2007, la Nokia ha contribuito per circa il 30% allo sviluppo dell’economia di Helsinki. Ancora oggi, nonostante le difficoltà dovute alla crescente competizione internazionale nel settore, l’azienda rappresenta una risorsa insostituibile per la Finlandia sia dal punto di vista delle tasse versate sia del numero di occupati in loco.

Nel resto del mondo sono diverse le economie legate alle fortune di una singola maxi-azienda, spesso multinazionale, con tutti i rischi che ciò può comportare nei momenti di crisi. Delocalizzazione, licenziamenti massicci, trasferimento di capitali sono spettri con i quali bisogna fare costantemente i conti. Emblematico il caso di Taiwan con la corporation dell’elettronica Hon Hai (20% del pil) oppure della Mol Group in Ungheria (19% del pil), della Glencore in Svizzera (29% del pil) e della China Mobile ad Hong Kong (34%del pil)

Se poi si analizzano quelle corporation che hanno stabilito la loro sede in micronazioni, il rapporto con il pil dello stato ospitante si fa imbarazzante. Ad esempio il colosso angloindiano dell’acciaio ArcelorMittal, impiantatosi in Lussemburgo per motivi fiscali, ha un fatturato pari al 161% del pil lussemburghese; similmente la Essar Energy arriva al 132% del pil delle isole Mauritius. Caso a se stante Macao che, in pratica, deve la sua sussistenza alla società di casinò cinese Sands China.

Per approfondire: http://www.economist.com/node/21560867

Benedetto Antuono

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