Italia / Opinioni

I dolori del giovane Angelino

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L’Unità del PDL tra Italia popolare e Primarie delle idee.

A vederlo sul palco del Teatro Olimpico di Roma, il segretario del PDL Angelino Alfano, sembrava un condottiero pronto a immolare se stesso per arginare l’avanzata dell’Armata Rossa. I toni erano duri e ammiccanti al tempo stesso. Angelino Alfano era un inno all’uomo e alla scienza con il corpo teso nel vivifico slancio verso l’estremo sacrificio in nome della libertà. Poi, passate poche ore, il giovane Angelino, tornava nel suo ruolo, lasciando il proscenio, al conduttore vero che, in quanto conduttore, trova nel mezzo televisivo la sua massima espressione. Il suo spazio nella sua televisione: niente di più logico.

Saltate le primarie, Angelino avrebbe avuto la domenica libera, ma non è andata così. La mattinata del giovane Alfano era cominciata bene: in Piazza Navona, si organizzavano finte primarie, sostitutive di quelle che il suo partito non aveva più bisogno di fare. All’auditorium della Conciliazione Giorgia Meloni e Guido Crosetto, PDL anch’essi, parlavano di rinnovamento del partito, in una manifestazione chiamata, senza ironia, s’intende,le primarie delle idee. Il Popolo della Libertà uno e trino si riuniva anche al Teatro Olimpico per la manifestazione Italia Popolare. Introdotto da Alemanno, il segretario, ha affrontato i temi più caldi della campagna elettorale. Tra questi, la sempreverde lotta al comunismo. Alfano ha riconosciuto che i comunisti non mangiano più i bambini, d’altronde la crisi c’è per tutti e i bambini sono tutt’ossa, ma porterebbero l’Italia nella direzione sbagliata. I moderati, i suoi, non di Alfano, di Berlusconi, metterebbero l’Italia nelle condizioni di aprire il cuore. Lo sviluppo del discorso era contorto, ma una logica c’era. L’apertura ai privati di servizi pubblici come la sanità, ha permesso agli italiani di dimostrare il proprio buon cuore con donazioni e prestazioni volontarie. In soldoni, allo Stato cattivo si sostituisce il cuore grande degli Italiani. E se questo cuore grande dovesse distrarsi, anche solo per un attimo, pazienza.

Dopo una veloce puntata sull’etica, “non è il parlamento che può decidere della vita e della morte”, c’è stato l’attacco al PD. L’elettorato del partito democratico avrebbe girato intorno a Renzi, dando segni di una volontà di cambiamento, ma alla fine sarebbe tornato a Bersani. Per il supplente di Berlusconi, impegnato nel frattempo nel trucco e parrucco per il suo One Man Show su Canale 5, per l’ex-candidato alle primarie dell’anima, il paragone con il PD delle primarie è da equilibristi.

Il governo Monti, ha spiegato il segretario del partito che lo ha fatto cadere, non è riuscito a portare a termine le riforme necessarie per il paese, ma non per suo demerito. Anche qui la spiegazione è stata assolutamente lineare. La Fiom avrebbe minacciato la Cgil che avrebbe minacciato Vendola che avrebbe minacciato il Pd. Una lettura pandemica del ruolo della Fiom. Rispetto al ruolo del centro, Alfano è stato fermo. Se la sinistra dovesse vincere con il contributo del centro di Casini, ha sottolineato, s’innescherebbe uno scambio di favori e clientelismo tra PD e UDC. In prima fila Formigoni e Alemanno, per pudore, non hanno applaudito.

Nel finale di un discorso commovente, il segretario ha attaccato la sinistra che si sarebbe addormentata col sogno di un PDL diviso, svegliandosi, però, con l’incubo di un partito assolutamente unito. Dall’Auditorium della Conciliazione, dove gli altri del PDL tenevano in contemporanea le “primarie delle idee”, giungeva approvazione incondizionata. E proprio perché l’unità è importante, gli ex-AN come La Russa, preparavano la nuova lista Centrodestra Nazionale. Un PDL  uno e trino. Finita la manifestazione, cominciava la campagna elettorale, quella vera, di Berlusconi, titolare della cattedra, su Canale 5.

Francesco Ditaranto

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