Succede nel Mondo

Siberia, ora si teme la “colonizzazione cinese”

chinese_minersMamma li cinesi! Persino nella sperduta Siberia adesso si teme l’invasione. No, non si tratta di deliri pre-apocalittici, ma di un’ipotesi concreta con la quale la Russia di Putin dovrà fare a breve i conti. Stando al mero calcolo statistico, infatti, le zone dell’Estremo Oriente russo ospitano circa 6 milioni di persone contro gli oltre 90 milioni di cinesi residenti nelle province settentrionali dell’ex Celeste impero. Una spoporzione che ha del clamoroso specie se si considera che, allo stato attuale, appena 40.000-75.000 cinesi risiedono ufficialmente in territorio siberiano.

E allora? Bisogna aspettarsi una “tracimazione” dalla Cina alla Russia? Non esattamente o meglio non in soli termini demografici. Da qualche anno a questa parte, infatti, i rapporti di interscambio sino-russi si sono fatti via via più intensi fino ad elevare la Cina a primo partner economico di Mosca, al posto della Germania. Un trend che è partito proprio dalla Siberia, abbandonata in massa da industrie e residenti all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica ed ora in forte espansione economica. Risorse naturali immense (legname, acqua, petrolio, rame, uranio, diamanti), scarsità di manodopera e ingenti capitali esteri (in primis cinesi ma anche giapponesi) rappresentano infatti una miscela esplosiva. Sia in senso positivo che negativo.

Eh sì, perché non necessariamente lo sviluppo economico si associa ad una migliore qualità della vita. Soprattutto se i vantaggi non sono distribuiti in modo equo. Lo sanno bene migliaia di lavoratori cinesi impiegati nelle miniere o nelle fabbriche in territorio siberiano. E lo sanno altrettanto bene le comunità russe di confine, abbandonate da anni al loro destino ed ora spettatrici impotenti di un degrado culturale ed ambientale sempre più pressante. L’alcolismo è molto più che un elemento di colore in molte città russe e, per quanto riguarda il rispetto dell’habitat naturale, le cose non vanno certo meglio.

Non è un mistero, ad esempio, che la città cinese di Manzhouli sia diventata il fulcro del commercio di legname proveniente dalla vicina regione russa di Chita. Piccolo dettaglio: le foreste in questione vengono saccheggiate illegalmente. E cosa dire dei continui sversamenti di sostanze tossiche nei fiumi siberiani?

Anche le terre coltivabili sono sempre più oggetto delle mire espansionistiche di Pechino. Risale al giugno 2010 la notizia, battuta dall’agenzia stampa Xinhua, di una maxi-operazione portata avanti dal governo cinese nelle regioni di Birobidzhan e Khabarovsk. Circa 426mila ettari di terra sono stati presi in affitto e affidati alla gestione di imprese agricole cinesi.

I nazionalisti russi gridano apertamente all'”invasione cinese” e alla “svendita delle risorse siberiane”, ma il Cremlino non sembra intenzionato a cambiare linea. Specie ora che i rapporti con il “Celeste Impero” procedono a gonfie vele. In questo senso va letta una dichiarazione rilasciata da Putin all’indomani della sua rielezione: “Nonostante i nostri sforzi – ha affermato nel 2011 – i russi nelle regioni di confine dovranno imparare a parlare cinese, giapponese e coreano nel giro di pochi decenni”.

Un’apertura ai nuovi partner d’Oriente o la malinconica presa d’atto del tramonto della grandeur russa?

Per approfondire: http://www.spiegel.de/international/world/change-in-russia-s-far-east-china-s-growing-interests-in-siberia-a-761033.html

http://hir.harvard.edu/will-china-colonize-and-incorporate-siberia

Benedetto Antuono

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