Opinioni / Succede nel Mondo

A ciascuno il suo

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Le primarie senza fine nell’UMP del dopo Sarkozy, tra personalizzazione e rischi del (semi)presidenzialismo.

Mentre in Italia si attende ancora di capire se gli elettori del PDL sceglieranno il loro leader il 16 dicembre prossimo, in Francia, a due settimane dal voto per la scelta del capo dell’UMP, il vincitore Copé vede allontanarsi una definitiva investitura. Jean-François Copé ha vinto con un risicatissimo 50,03% le ultime primarie del partito post-gaullista contro l’ex-premier François Fillon. Copé, liberale eretico, di rito semi-lepenista, starebbe meditando  sulle prossime mosse, debole di un risultato che, tra mille accuse di brogli, l’ha visto vincere con soli 98 voti di scarto.

Luc Chatel, ex ministro dell’educazione nazionale e copeista convinto, ha affermato che sarebbe utile tornare alle urne come richiesto dall’80% dei simpatizzanti UMP. I due contendenti sarebbero pronti ad accordarsi al più presto per trovare una soluzione alla crisi del partito, viste anche le pressioni dell’ex-presidente Sarkozy. In ogni caso François Fillon, gaullista credente e praticante, ex-premier nel governo Sarkozy, avrebbe pronta una causa contro il rivale.

Comunque vadano eventuali nuove primarie, rimangono sullo sfondo due grandi temi. Il primo riguarda la sconfitta di un presidente in carica. In sistemi presidenziali o semi-presidenziali, come quello francese, la mancata rielezione del presidente in carica costituisce uno shock per l’elettorato. La difficoltà a riconoscere la sconfitta, non così frequente nel panorama del centrodestra gaullista, determina una fase d’incertezza in un partito che vanta un elettorato tradizionalmente pigro quando si tratta di scegliere un nuovo leader. Il secondo tema, il più caratteristico dell’ultima presidenza francese, riguarda lo stesso Sarkozy. Il quinquennio dell’ultimo presidente francese è stato caratterizzato da una personalizzazione estrema e da una sostanziale identità tra presidenza della repubblica e governo. A più riprese Sarkozy è apparso come il presidente e allo stesso tempo il premier. La figura di Fillon, riservato e pacato, è risultata indebolita da un presidente così forte anche a livello mediatico. In un ideale gioco delle parti, Sarkozy ha trovato in Fillon il suo alter ego, se non, come taluni sostengono, un semplice esecutore. Discende da questo un’evidente incapacità dell’UMP di scegliere e indicare il successore di un presidente così ingombrante. La figura di Sarkozy, inoltre, ha rappresentato il solo collante tra le anime del partito, rappresentate dai due sfidanti alle primarie. Caduto Sarkozy, lo scenario che si presenta è quello di un liberi tutti, tra le correnti del partito stesso. La scelta dell’ex-presidente di tenere una posizione molto defilata in questa sfida, non fa che acuire questa sensazione.

Sullo sfondo di questa crisi interna all’UMP, s’intravede, infine, un problema storico della destra francese, come di quella italiana: l’eccessiva identificazione tra partito e leader, che tende a svuotare di senso la politica tutta.

 Francesco Ditaranto

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