Italia / Reportage dal basso

Train de vie. Viaggio tra i pendolari di Roma, tra disservizi e antipolitica

TRENI IN RITARDO. DISAGI PER I PASSEGGERIStazione di Monterotondo. E’ ancora buio. Il sole appena sorto non riesce a farsi spazio tra le nuvole di un cielo plumbeo. Scende una leggera pioggia, fredda ed intensa. Seppur tardivo, l’autunno è definitivamente arrivato e sembra aver fretta di recuperare il tempo perso. Sul binario si accalcano già alcune decine di persone. In molti sono costretti ad aspettare nel sottopassaggio: la pensilina non è in grado di riparare tutti. Facce assonnate e stanche a stento nascoste dagli occhiali da sole. Il neon riflette inclemente la sua luce diafana sui visi pallidi. C’è qualcuno che, ostinato, mantiene ancora una leggera abbronzatura, ultimo lascito di un’estate che sembrava non dovesse finire mai. All’improvviso il megafono annuncia l’arrivo del treno. Tutti sembrano tirare un sospiro di sollievo: oggi niente ritardi.

Quello delle 7.33 è il treno più affollato della linea ferroviaria regionale 1 (FR1) che collega il quadrante nord-est con le più importanti stazioni della capitale e l’aeroporto di Fiumicino. La FR1 è una delle più importanti arterie di collegamento verso la città. Le presenze giornaliere stimate da Trenitalia sono oltre 65mila. Dal alcuni anni la frequenza è di un treno ogni 15 minuti eppure non sembra essere più sufficiente, soprattutto nelle ore di punta. Quando arriva a Monterotondo, il convoglio è ormai sempre pieno. In questi anni il servizio ferroviario metropolitano ha incentivato molte persone a spostarsi fuori dal raccordo alla ricerca di prezzi più bassi ed una qualità di vita migliore. Una lunga lingua di cemento si è abbattuta lungo tutto il corso della FR1 e le infrastrutture non sono state in grado di reggere l’impatto dell’improvviso (e non governato) aumento demografico. Come se non bastasse, i recenti tagli di bilancio imposti dal governo hanno tolto oltre 1,5 miliardi di euro alle regioni per il trasporto locale. Per la FR1 si paventa il dimezzamento della frequenza delle corse già a partire da Gennaio. Visto il bacino d’utenza, tale prospettiva appare quantomeno irrealizzabile e viene vissuta dai pendolari alla stregua di un affronto. Alla luce dell’ultimo scandalo in Consiglio regionale poi, una simile decisione non sembra tollerabile. “Questi se so’ magnati tutto e a noi ci vogliono fa viaggià come le bestie”, è il commento molto significativo di un viaggiatore a riguardo.

Nel frattempo la campanella segnala l’arrivo imminente del convoglio. Come nei viaggi dell’emigrazione d’oltreoceano, anche qui c’è sempre qualcuno in grado di scorgere l’ “America” – in questo caso il locomotore – prima degli altri. Da questo momento in poi inizia un lento movimento sotterraneo di avvicinamento in cerca del posto migliore. Per non rimanere a piedi, i passeggeri hanno elaborato tattiche di appostamento rodate nel tempo. I più esperti si muovono sicuri presidiando i punti dove, secondo i loro accurati calcoli, si fermerà la porta.

Con ostentato sadismo, il macchinista oggi ha deciso di frenare in ritardo ed il treno arriva “lungo” sotto lo sguardo deluso dei presenti, costretti ad inseguire correndo l’ultima carrozza. Davanti alle entrate si crea immediatamente una ressa dove nemmeno le persone all’apparenza più tranquille, si esimono dal lesinare spinte ed improperi. Le porte si chiudono a malapena tanta è la gente. Fra una persona e l’altra la distanza è minima. Già dopo alcuni minuti a bordo l’aria comincia a mancare. I vagoni non hanno finestrini che si possono aprire ed il condizionatore è spento. “Non c’è una volta che funzioni” lamenta una signora. Gli scompartimenti sono sporchi e maleodoranti. Eppure la gente sembra essersi rassegnata alla situazione di disagio. C’è chi dorme, chi legge un libro (i quotidiani sono pochissimi),  e chi (i più) osserva con morbosa attenzione lo smartphone. Facebook va per la maggiore.

Solo a tratti si sentono levare voci di dissenso. Il bersaglio preferito è la vituperata classe politica italiana. Si oscilla tra un insurrezionalismo di stampo brigatista ed il più classico qualunquismo. Solo Grillo sembra riscuotere consensi sinceri. Qualcuno non si sottrae neanche dal ricordo nostalgico di un tempo passato in cui “i treni arrivavano in orario”. Evidentemente la ricerca di un “deus ex machina” che risolva tutto, è un tarlo difficilmente estirpabile e lo spettacolo indecente fornito in questi ultimi anni dal Parlamento non è certamente d’aiuto in tal senso.

E’ soprattutto il contrasto stridente con la “casta” e le sue auto blu a suscitare maggiore indignazione. “Negli altri paese europei – afferma Alvaro, lavoratore precario al call center Wind di Muratella – i politici si muovono sui mezzi pubblici come tutti i normali cittadini! Qui invece il trasporto pubblico è solo per gli sfigati come noi. Quelli nemmeno se l’immaginano questa situazione – continua -. Sembra di essere tornati in epoca feudale quando i nobili si muovevano in carrozza alla faccia del popolo straccione”. Se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato. E’ proprio in questi discorsi che si respira il profondo solco di incomunicabilità che si è creato fra il paese reale e la classe dirigente, il vero centro propulsore dell’“antipolitica”.

Nelle stazioni successive in pochi riescono a salire nel treno già saturo. Ad ogni fermata volano improperi tra chi vorrebbe salire e chi è già a bordo, come nella più classica delle guerre fra poveri. A Settebagni rimangono a piedi anche due turisti americani diretti all’aeroporto con i loro trolley. Un ottima pubblicità per il nostro paese.

Il viaggio si interrompe di continuo. Lungo il tragitto il macchinista è costretto ad attendere il passaggio del Frecciarossa. L’alta velocità ha la precedenza su tutto e tutti.

Dopo altri 20 minuti di un’ estenuante agonia, il treno arriva finalmente a Tiburtina. Lentamente le carrozze si svuotano, pronte ad accogliere la nuova folla di passeggeri in attesa. I volti di quelli che scendono sono già stravolti. Eppure la giornata di lavoro non è ancora iniziata.

Edoardo Belli

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s