Succede nel Mondo

Donne vescovo: la Chiesa Anglicana rischia lo scisma

Ancora una volta sono loro a provocare un terremoto nella Chiesa d’Inghilterra: le donne. L’annosa polemica sulla possibilità di ordinarle a vescovo, è approda ieri al Sinodo Generale riunito a Westminster, spaccando la comunità evangelica. Se passasse la proposta, una considerevole parte di clero e fedeli minaccia di tornare sotto le insegne dei cattolici romani. Un’ipotesi capace di far rivoltare nella tomba Enrico VIII, il sovrano che, nel 1534, non esitò a rompere con il Papa di Roma per poter sposare Anna Bolena, dando vita alla Chiesa Anglicana.

La questione, di cui si discute ormai da 10 anni, vede da una parte conservatori e anglicani vicini ai cattolici, per cui la consacrazione delle donne vescovo è un eresia da sventare, scontrarsi con i modernizzatori e le donne pastore, che la considerano un balzo nella modernità non più rinviabile.

Non è facile prevedere l’esito della riunione. Di certo c’è che la questione interessa molto e appassiona i fedeli. Un sito web schierato a favore del vescovato femminile ha ricevuto in due settimane 11mila contatti. Mentre 300 religiosi che si richiamano al gruppo evangelico Reform, e agli anglo-cattolici da sempre contrari all’ingresso delle donne nella gerarchia anglicana, in una lettera al New York Times, hanno messo in guardia contro i rischi di rottura che una simile scelta comporterebbe.

Le donne vescovo, in realtà, sono la goccia che potrebbe far traboccare il vaso della discordia tra liberali e conservatori, le due correnti della Chiesa che conta 80 milioni di fedeli in tutto il mondo. Gli appelli a una scissione si moltiplicano da quando la Chiesa episcopale americana – una delle denominazioni degli anglicani nel resto del pianeta – ha eletto vescovo, tra mille polemiche, un sacerdote dichiaratamente gay, Gene Robinson.

Il consenso sulla faccenda dei due terzi di ognuna delle tre camere che compongono il Sinodo – pastori, vescovi e laici -, ai conservatori che non accettassero questa novità resterebbe la scelta di raggiungere i ‘cugini’ cattolici, che hanno offerto loro “ospitalità”, grazie alla creazione di un apposito Ordinariato, previsto dal Vaticano nel 2009 con la Anglicanorum coetibus. La Costituzione apostolica rivolta ai gruppi di fedeli, laici e sacerdoti anglicani che decidono di convertirsi al cattolicesimo, prevede il mantenimento di alcuni elementi del patrimonio spirituale e liturgico anglicano.

L’Inghilterra non sarebbe la prima provincia anglicana a introdurre le donne nell’episcopato. Canada, Australia e Stati Uniti hanno già preceduto la loro Chiesa “madre” su questo terreno, aprendo la strada a gravi dissensi con altre province, ugualmente refrattarie a parlare di ordinazione di persone omosessuali.

Nel Regno Unito, le donne hanno già dal 1992 la possibilità di diventare sacerdoti. Il 21 maggio scorso i vescovi della House of Bishops, riuniti a York, hanno approvato due emendamenti alla legislazione ecclesiastica che consentono la consacrazione delle donne vescovo entro il settembre del 2013. La ratifica spetta ora al Sinodo. Nel caso di un “”, il passo successivo sarebbe l’approvazione da parte del Parlamento e l’assenso della regina. All’ordine del giorno del dibattito c’è anche la discussione sulla possibilità che i fedeli contrari alle donne vescovo possano essere seguiti da un vescovo maschio.

Valentina Marconi

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