Reportage dal basso

In bici a Roma


La crisi economica diventa un’occasione per cambiare stile di vita  e gli italiani non mancano l’appuntamento. Nel 2011 hanno acquistato 1.750.000 bici e immatricolato “solo” 1.748.000 auto, senza contare  le oltre 200.000 due ruote recuperate e restaurate nelle ciclofficine, nelle cantine e nei negozi specializzati. Nel 2012 le cifre salgono, tra vendite e rimesse a nuovo altri 2.000.000 esemplari impervarsano nelle strade.Gli abitanti del Belpaese  sposano la causa della mobilità sostenibile spinti da un mix di fattori: la necessità di ridurre le spese per gli spostamenti quotidiani ma anche una maggiore sensibilità ambientale e un occhio alla forma fisica a fronte di abbonamenti nelle palestre dai prezzi esorbitanti. La BIKECONOMICS può essere una veloce soluzione, soprattutto a livello micro, per riattivare la circolazione dell’economia locale.

Come si può intuire dai toni a dir poco entusiastici anche io faccio parte di questa tribù su due ruote e da circa 6 mesi utilizzo la bici per effettuare la maggior parte dei miei spostamenti. In una città come Roma, molto poco bikefriendly, questa scelta può però dimostrarsi ottima per il portafogli e il benessere psico-fisico ma un po’ rischiosa per la propria incolumità.Vediamo quindi di analizzare i pro e i contro delle due ruote sfruttando la mia esperienza quotidiana e i pareri dei ciclisti incontrati per strada.

La prima difficoltà che potete incontrare a Roma sono le distanze siderali: pochi hanno la fortuna di dover percorrere un tratto inferiore ai 5 km per recarsi a lavoro. In questo caso una buona alternativa sono le city-bike pieghevoli, l’ideale per chi divide in due fasi il tragitto casa ufficio, come mi ha confermato Carlo, 45 anni look da impegato con giacca e scarpe classiche, incontrato nei pressi di Porta Pia “Ormai da due anni integro il trasporto pubblico con la mia bike risparmiando molto tempo: abito nei pressi di Rebibbia prendo la metro fino a Castro Pretorio e da lì raggiungo il mio ufficio sulla Salaria con la bici”. Probabilmente ne ha guadagnato anche in buon umore, è lunedì mattina e sembra quasi contento “ Non sono un marziano, solo che non soffro lo stress da ufficio, pedalare aiuta il mio cervello a ripartire e quando arrivo a lavoro sono pronto a iniziare la settimana con il piede giusto”.

Il secondo step da affrontare è la giungla del traffico romano. Un ciclista non può far altro che adattarsi e cercare di sopravvivere sfruttando le poche e mal messe piste ciclabili e quelle oasi di sicurezza rappresentate dai marciapiedi.  Chi va a piedi non può fare a meno di manifestare il proprio fastidio, come la signora Anna che mi ferma di fronte a “Villla Paganini” sulla Nomentana al grido di “il marciapiede è per i pedoni”. Quando le faccio presente il problema oggettivo della mancanza di spazio per le bici nelle affollate strade capitoline fa un sospiro e  si congeda chiedondomi di “andare piano”.

 Fortunatamente per andare a lavoro utilizzo spesso una dei pochi percorsi ciclabili veramente funzionali che collega Piazza sempione con Ponte Milvio, mezz’ora di pace assicurata anche se la manutenzione dell’asfalto lascia a desiderare, come hanno sottolineato tutti i bikers che ho intervistato in questi giorni.

Cinzia, 30 anni abita nei pressi di Ponte Tazio e  lavora in un bar a Ponte Milvio: “ ho cominciato a usare la bici da giugno e sono molto soddisfatta, anche se ora che le giornate si accorciano mi preoccupano i tratti del percorso che costeggiano l’Aniene e sono scarsamente illuminati”.

Un esperimento mal riuscito a Roma è il bikesharing, il sistema di ciclotrasporto cittadino che nelle altre capitali europee integra perfettamente il trasporto pubblico. Nota dolente per la nostra città dove le colonnine con le bici sono ormai vuote, saccheggiate e abbandonate tanto da sembrare un’installazione di arte post-moderna e decadente.

Un’iniziativa divertente è quella portata avanti da un gruppo di impiegati romani che per fare “massa critica” hanno inventato il “bici bus”. Giovanni mi racconta che si incontrano tutti i giorni alle 8.30 a Piazza Sempione e pedalano fino a Porta Pia. “Insieme siamo più visibili e cerchiamo anche di mandare un messaggio: siamo in tanti, perché non realizzare finalmente la ciclabile sulla Nomentana? Gli spazi ci sono e anche gli automobilisti sarebbero contenti di non dover condividere la strada con i bikers”.

Speriamo che il futuro sindaco di questa bella città sappia capire le potenzialità della mobilità sostenibile e aiuti noi ciclisti a vivere sogni tranquilli. Intanto ci accontentiamo di godere delle bellezze della capitale e di scoprire tratti dimenticati dove le auto non possono accedere. E questo da solo già vale il rischio.

 Valentina Filigenzi

 

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