Succede nel Mondo

Turchia: 700 detenuti curdi in sciopero della fame

Più di sessanta giorni senza cibo, bevendo solamente acqua miscelata con piccole quantità di zucchero e sale. E’ la protesta portata avanti da circa 700 detenuti curdi, entrati in sciopero della fame in Turchia, per ottenere dal governo l’avvio di trattative con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e il diritto di potersi difendere nella loro lingua in tribunale. Secondo il quotidiano turco Milliyet, la situazione di decine di loro si sta’ facendo “critica”: anche se smettessero immediatamente lo sciopero, il loro organismo ha riportato già danni gravissimi e irreversibili. Ma i prigionieri mobilitati in 66 diverse carceri non intendono fermarsi, anche se i più deboli e provati potrebbero cominciare a morire tra una settimana. La protesta punta a ottenere anche la fine dell’isolamento imposto nell’isola prigione di Imrali al leader del Pkk Abdullah Öcalan, che da oltre un anno non ha potuto vedere i propri avvocati ed ha ricevuto una sola visita, quella del fratello.

La faccenda ha mobilitato centinaia di persone, sia in Turchia che in alcune città d’Europa, ed attirato l’attenzione di Bruxelles, dove il commissario Ue all’allargamento, Stefan Fule, ha sottolineato l’importanza di una risoluzione “adeguata della questione curda”.

Qualche giorno fa sembrava esserci una timida aperture da parte di Ankara: Il vicepremier BulentArinc ha annunciato di aver chiesto al ministro della giustizia che “una persona possa difendersi davanti al tribunale nella lingua nella quale può esprimersi meglio”. Secondo quanto hanno fatto sapere i rappresentanti dell’Akp(Partito per la giustizia e lo sviluppo) al potere, una proposta di legge in questo senso sarà presentata al parlamento. Che venga approvata, però, è tutto da vedere.Nel decennale della vittoria del partito del premier islamista RecepTayyip Erdoğan, i rapporti tra potere centrale e Pkk sono infatti tornati tesissimi.

Dall’inizio dell’anno gli scontri hanno fatto circa 700 morti e proprio negli ultimi giorni l’esercito turco ha varcato il confine con l’Iraq per compiere un’operazione di terra contro il Pkk curdo. L’offensiva è la prima da 5 anni, ed è stata seguita da un raid aereo in cui sono rimasti uccisi 13 ribelli.

Si comprende quindi come le richieste dei detenuti acquistino un particolare valore simbolico per Ankara, impegnata nell’ennesimo pugno di ferro con il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Il movimento clandestino armato, da più di 25 anni combatte dal sud-est della Turchia per il riconoscimento dei diritti umani della minoranza e per conquistare l’autonomia del Kurdistan turco. La questione curda, nata con la dissoluzione dell’Impero Ottomano, rimane una zona d’ombra assai profonda per un Paese che si dice democratico e che aspira ad entrare nell’Unione Europea. Nonostante rappresentino il 20% degli oltre 70 milioni di cittadini dello Stato anatolico, i curdi vivono in condizioni di estrema povertà e vengono sottoposti a durissime repressioni della propria identità culturale.

Veronica Pontecorvo

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s