Italia / Opinioni

Primarie centrosinistra: un dibattito che fa bene al Paese

Il dibattito televisivo fra i candidati alle primarie del centrosinistra fa bene alla democrazia italiana. La solidità della coalizione però lascia un po’ perplessi. Il confronto fra i 5 sfidanti, andato in onda sia su Sky che su cielo, è stato un momento positivo per la vita pubblica del Bel Paese. Finalmente un dibattito politico serio che non si svolge nella fastidiosa modalità del talk show televisivo. Niente urla o tentativi di parlar sopra agli altri sulla falsariga di programmi come Ballarò. A domande precise i candidati hanno risposto con argomentazioni chiare e coincise. Anche se, soprattutto nel caso di Renzi, a volte a spingere certi contenuti è stata più la forza degli slogan della loro sostanza.

Gli italiani, inoltre, hanno seguito il dibattito con attenzione. La trasmissione ha registrato il 6,07% di share con 1.842.000 spettatori. Segnale del fatto che nel Paese c’è l’esigenza di fare chiarezza su come l’attuale classe politica pensa di far fronte alle innumeroveli sfide contemporanee.

Il dibattito è stato soprattutto un’occasione per far emergere le cinque distinte personalità dei candidati. Niente protagonismi e molto il rispetto reciproco. Renzi, il più televisivo, ha battuto tutti sul piano comunicativo. Gli slogan, lo stile oratorio asciutto ed efficace, il ritmo incalzante del suo periodare fanno di lui un personaggio che buca il piccolo schermo. Bersani tuttavia è apparso il più autorevole e sicuro di sé. Sarcastico, a tratti dal tono un po’ polemico e flemmatico, risulta comunque il candidato più solido e concreto. E’ Vendola invece, con linguaggio ricercato ed emotivo, ad aver detto le cose più di sinistra, e a perorare i giovani italiani a ribellarsi contro la precarietà. Tabacci e Puppato infine emergono come figure secondarie ma non prive di rigore intellettuale e chiarezza.

Anche se passa l’idea della squadra che collabora per ridare un futuro al Paese, la coalizione dei “progressisti” (cosi come l’ha definita Bersani) è divisa su tanti temi e questo dibattito ce lo ricorda. Alleanze, diritti gay e fiscal compact sono solo alcuni dei nodi del disaccordo.

In un paese in cui Presidente della Repubblica e del Consiglio non vengono eletti dal popolo, le primarie, come alcuni hanno scritto, sono un’anomalia, ma sicuramente di segno positivo. Il dibattito televisivo ha ridato credibilità ai candidati e al processo di selezione del leader di coalizione. Forse molti indecisi si saranno infine convinti a recarsi alle urne il 25 novembre. Forse no. Ma almeno hanno avuto la possibilità di assistere ad una trasmissione televisiva dove i programmi elettorali vengono esposti in maniera chiara, dettagliata e secondo regole stabilite. Un bel passo avanti per la nostra democrazia.

Valentina Marconi

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