Reportage dal basso

No Monti Day, la manifestazione vista… dall’interno

Ritmi tribali, cori da stadio, striscioni e innumerevoli bandiere. Tutte rigorosamente rosse. Così piazza dei Cinquecento accoglie chi esce dalla stazione Termini. E’ un caldo sabato pomeriggio di fine ottobre e Roma, solitamente caotica e disordinata, sembra quasi assopita sotto un cielo grigio e basso. Se non fosse per quella rumorosa chiazza rossa che si snoda da via Cavour a piazza Esedra…

“Cos’è tutta ‘sta gente?” – chiede un uomo in giacca e cravatta ad un edicolante. Non fa in tempo a finire la domanda che un tizio con la pettorina dei Cobas gli ha già messo in mano un volantino con la scritta “No Monti Day” a caratteri cubitali. “Leggi questo, ti spiega tutto” – gli dice di accompagno, ricevendo in risposta uno sguardo inebetito. Poco lontano un anziano, con in mano un giornale dei Carc (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), si sfoga davanti ad una telecamera: “Questo non è un governo tecnico, è un governo reazionario, antipopolare. Bisognerebbe invertire la tendenza tassando le rendite e combattendo l’evasione, invece la verità è che non si ha la volontà di cambiare le cose. Se siamo qui oggi è per dire no a questo esecutivo di banchieri”.

Un’analisi condivisa da gran parte dei partecipanti al “No Monti Day” e confermata dagli striscioni presenti nella piazza e nelle vie circostanti. Si va da quelli programmatici (“Con l’Europa che si ribella: cacciamo il governo Monti”), a quelli un po’ retrò (“Il comunismo è la gioventù del mondo” oppure “Viva la quarta internazionale”), non tralasciando gli slogan classici (“Non molleremo”, “Giù le mani dalla scuola”). Ogni gruppo organizzato ha il suo striscione e la sua bandiera, in una babele di scritte e simboli che entusiasmano i turisti, stupiti di vedere così tanta gente in una volta sola. Armati di macchine fotografiche e telecamere amatoriali, li si può osservare mentre sciamano da un punto all’altro del corteo cercando di catturare qualche immagine significativa.

L’atmosfera è rilassata anche se il corteo tarda a partire. Sono le 14.30 e la testa della manifestazione è ancora imbottigliata all’inizio di via Cavour. “Devono arrivare gli studenti della Sapienza” – prova a spiegare qualcuno nella folla. “Non hanno ancora liberato la strada” – afferma un’altra voce. “Stiamo aspettando il via libera della polizia” – gracchia un altoparlante. La partenza era fissata per le 14, ma al momento non si muove ancora nulla. Tranne le bandiere, scosse dal vento.

A compensare l’attesa, ci pensano i suoni. Miriadi di suoni diversi. Dai camion fermi si alternano “ondate” di musica a tutto volume e piccoli comizi improvvisati. “Governo Monti è giunta la tua ora, viva il governo di chi lavora” – risuona in un angolo della piazza appena gli altoparlanti tacciono per un momento. “Monti attento, ancora fischia il vento” – gli fa eco un altro gruppo di manifestanti a qualche centinaio di metri di distanza. E da un furgone qualcuno azzarda persino le prime stime: “Siamo 200mila!” – urla trionfante una voce seguita da una salva di applausi.

Poco distante un ragazzo fissa con rassegnazione l’elicottero della polizia che da ore sorvola la piazza: “Probabilmente la Questura dirà che siamo un migliaio”. “Sai che novità” – gli risponde un uomo con una maglia di Che Guevara, accompagnando la frase con un sorriso a denti stretti.

Già, la polizia. Una presenza che i manifestanti guardano con sospetto specie alla luce degli allarmi per una possibile infiltrazione di gruppi estremisti. “Se ho paura dei black bloc? Sono voci che girano, niente di più. Sicuramente non finirà come il 15 ottobre” – afferma un componente del servizio d’ordine. Per poi aggiungere: “Noi siamo qui proprio per evitare che la gente, i poliziotti più che altro, entrino nel corteo. Non vogliamo situazioni di tensione”.

L’arrivo degli studenti universitari, segnalato dai fumogeni, dai cori da stadio e dall’esplosione di un petardo spezza fragorosamente l’attesa. “Partiamo” – urla una voce maschile dal camion in testa al corteo. A passo lento, uno dopo l’altro, i gruppi organizzati cominciano a schiodarsi dalle posizioni di partenza, lasciando piazza dei Cinquecento e immettendosi in via Cavour. Il punto di arrivo è piazza San Giovanni, dove è previsto un comizio. Sulle note di “Fischia il vento” la “fiumana rossa” si avvia lungo la strada sotto gli sguardi di decine di persone, uscite sui balconi o rimaste nascoste dietro le finestre. Mano a mano la musica e gli slogan si fanno sempre più distanti ed indistinguibili.

“E anche questa è andata” – commenta l’edicolante osservando gli ultimi movimenti in piazza dei Cinquecento. Sul margine della via già si intravedono i primi netturbini all’opera. Per loro la giornata è appena cominciata.

Benedetto Antuono

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