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Sudan-Sud Sudan: trovato l’accordo sul petrolio

Arriva la svolta tra Sudan e Sud Sudan. Dopo mesi di trattative infruttuose e a conclusione di una quattro giorni di negoziati ad Adis Abeba, lo scorso 27 settembre, i rispettivi capi di Stato dei due paesi, Omar al Bashir e Salva Kiir, hanno finalmente firmato un accordo su sicurezza delle frontiere ed esportazione del greggio, aprendo la porta alla distensione.

Dopo di vent’anni di sanguinosa guerra civile, nel luglio 2011, la parte meridionale a maggioranza cristiana e africana si è separata dal Nord a maggioranza musulmana e araba, dando vita al Sud Sudan. L’indipendenza non ha segnato però la fine delle tensioni tra Juba e Khartoum, riesplose lo scorso aprile con particolare violenza.

Principale oggetto del contendere è l’oro nero: se il 75% della produzione petrolifera del Sudan unitario proviene dai territori che attualmente fanno parte del Sud Sudan, Juba è totalmente dipendente da Khartoum per quanto riguarda la raffinazione ed il trasporto del greggio, la cui commercializzazione rappresenta il 98% delle entrate dello Stato più giovane del mondo. L’intesa raggiunta in Etiopia consentirà la creazione di una zona cuscinetto lungo una parte della frontiera per la ripresa delle esportazioni di petrolio dai giacimenti del Sud ai porti di sbocco degli oleodotti di Khartoum, sul Mar Rosso.

A sbloccare la costante condizione di guerra non dichiarata in cui versano i rapporti tra i due Sudan, l’incombenza delle sanzioni previste dalla risoluzione Onu con cui il Consiglio di sicurezza ha imposto, nei mesi scorsi, il cessate il fuoco in Sud Kordofan e del Nilo Blu. Ma non solo. Ad ammorbidire la posizione intransigente di Bashir è la situazione di instabilità interna in cui versa il paese. Il governo di Khartoum si muove, infatti, su un terreno reso scivoloso dall’emorragia di consensi e dal rafforzamento delle opposizioni, dalla guerriglia interna e dalle numerose proteste popolari contro la politica di contenimento del debito intrapresa da Bashir, che inasprisce le condizioni economiche di una delle popolazioni più povere del mondo.

Anche se osservatori ed analisti sudanesi ed internazionali, salutano l’accordo di Addis Abeba come un punto di svolta, la via per una pace vera e duratura tra i due paesi resta un percorso lungo e pieno di incognite. De facto l’intesa non risolve punti cruciali in sospeso dall’indipendenza del Sud. I due governi rivendicano il possesso di intere regioni – come quella della cruciale Abyei e il campo petrolifero di Heglig -, ci sono poi le sacche di ribellione negli Stati del Darfur, del Kordofan meridionale e del Nilo Blu – finanziate in modo incrociato dalle due capitali -, e la questione dei profughi causati dagli ultimi combattimenti. Ultimo ma non meno importante tema in discussione, è quello riguardante la demarcazione della frontiera: almeno un quinto dei 1.800 chilometri del confine fra i due paesi non è definito e in gioco ci sono aree ricchissime di minerali e di altre risorse.

Veronica Pontecorvo

One thought on “Sudan-Sud Sudan: trovato l’accordo sul petrolio

  1. Sono d’accordossimo con la fine dell’articolo. L’intesa raggiunta dai due stati va certamente lodato, ma ci sono questioni che vanno ben aldilà del petrolio e la crisi sui confini all’interno del Sudan ne é la dimostrazione. Fino a che non verrá risolta la situazione in kordofan e blue nile i rapporti col sud sudan rimarranno tesi, a meno che il sud non abbandoni definitivamente i vecchi compagni di battaglia a se stessi. La strada é ancora lunga.

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