Esteri

Coree, quando la Guerra Fredda non finisce

L’articolo analizza la crisi nella penisola coreana ed esplora quali possono essere gli scenari di un attacco missilistico della Corea del Nord. L’articolo è stato pubblicato da Il Journal qui.

La tensione tra le due Coree rimane alta dopo le dichiarazioni bellicose di giovedì. La Corea del Nord ha dichiarato lo stato di massima allerta delle forze armate e ha ventilato la possibilità di attaccare la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Pyongyang non è nuova a queste minacce. Le agenzie di stampa internazionali però le hanno dato credibilità e hanno ipotizzato che Kim Jong-un, Supremo Leader nordcoreano, potesse autorizzare un attacco nucleare agli Stati Uniti. Tuttavia è improbabile che tale attacco si verifichi nei prossimi mesi.

La foto satellitare del Mar Cinese di notte

La foto satellitare del Mar Cinese di notte

Un discorso diverso invece può essere fatto per un attacco convenzionale contro le basi militari americane in Asia orientale. Per aumentare la credibilità delle sue dichiarazioni Pyongyang ha addirittura bloccato l’accesso al complesso industriale di Kaesong il 3 aprile. Si tratta dell’ unico esempio di cooperazione industriale fra le due Coree, e ha dichiarato guerra alle basi americane di stanza in Asia.

Le due Coree sono state coinvolte in una sanguinosa guerra tra il 1950 e il 1953 che ha causato due milioni di morti. L’unico documento che sanziona la fine della guerra è il cessate il fuoco del 27 luglio 1953. Da allora il confine è costituito da una “Zona demilitarizzata coreana” lunga 248 km e larga 4, che scorre lungo il 38° parallelo. Urge dunque ricapitolare quali eventi hanno contribuito ad alzare la tensione e quali siano le reali capacità del regime nordcoreano di attaccare i suoi avversari.

La minaccia nucleare nordcoreana e il sistema missilistico convenzionale

Dalla morte di Kim Il Sung, la Corea del Nord ha cercato di dotarsi di armi nucleari. Il 12 febbraio 2013 è stato compiuto con successo il terzo test nucleare della storia nordcoreana. Nel 2006 e nel 2009 sono avvenuti gli altri due test. In entrambi i casi si trattava di bombe al plutonio di massimo 2 chilotoni. Per quanto riguarda l’ultimo ordigno, i centri sismologici hanno escluso che si tratti di una bomba di 15 chilotoni (l’energia sprigionata dalla bomba di Hiroshima).

Il test nucleare ha comunque avuto delle conseguenze per il regime di Pyongyang. L’ONU ha inasprito le sue sanzioni seguendo l’argomentazione delle risoluzioni che dal 2006 vietano i finanziamenti bellici alla Corea del Nord. Non sono però solo i nordcoreani a svolgere operazioni provocatorie. Ogni anno tra marzo e febbraio, le forze statunitensi e sudcoreane svolgono un’esercitazione militare congiunta, denominata Key Resolve/Foal Eagle. Si tratta di esercitazioni che prevedono che B-52 e bombardieri B-2 sorvolino i cieli sudcoreani. Per questo l’11 marzo, in seguito a queste esercitazioni, la Corea del Nord ha definito carta straccia l’armistizio del 1953 e ha minacciato di attaccare le basi americane nel Pacifico. Nei giorni scorsi ha poi posizionato missili Musudan sulla costa orientale, missili che hanno un raggio d’azione di circa 3000km e che possono colpire persino la base di Guam, nelle Filippine.

Pyongyang ha investito molte risorse per ammodernare il suo settore missilistico. Il sogno dell’esercito nordcoreano è produrre un missile che possa raggiungere la costa occidentale degli Stati Uniti (Seattle dista 8300 km da Pyongyang). Dopo alcuni tentativi fallimentari, Pyongyang è riuscita a mandare in orbita un satellite con il lancio del missile balistico intercontinentale Euhna 3 (conosciuto anche come Taepodong 2) nel dicembre 2012. L’evento aveva un forte significato simbolico perché è caduto nel primo anniversario dalla morte di Kim Jong-Il, padre di Kim Jong-un. Il test è stato però anche una prova di forza contro le sanzioni internazionali. In più occasioni, Pyongyang ha fatto in modo di desistere dal continuare le sue minacce solo in cambio di aiuti umanitari da parte della Corea del Sud e degli Stati Uniti. L’Eunha 3 potrebbe essere utilizzato anche come razzo propulsore di un missile a lunga gittata e potrebbe colpire un obiettivo a 6000 km di distanza. Tuttavia, la Corea del Nord è ben lontana dal poter sferrare un attacco alle coste statunitensi. In particolare, se volesse sferrare un attacco nucleare dovrebbe prima migliorare l’Euhna 3, essere sicura che l’ordigno rientri nell’atmosfera senza danneggiarsi durante il passaggio nella stratosfera, potenziare i suoi ordigni nucleari e infine miniaturizzarli fino ad un peso di 500-1000 chili (cioè il peso che l’Euhna 3 può sopportare).

Cartina geografica con gittate dei missili nordcoreani

Persino il ministro della difesa sudcoreano, Kim Kwan-jin, ha dichiarato che la minaccia nucleare del Nord non è credibile. Quello che teme Kim Kwan-jin sono semmai i missili Musudan. La Corea del Nord ha sviluppato i suoi missili tattici a partire dagli Scud che l’Egitto gli ha inviato a più riprese a partire dal 1976. La partnership militare tra egiziani e nordcoreani si basava sull’appoggio di Pyongyang contro Israele durante la guerra dello Yom Kippur (1973). Dal 1984 in poi, la Nord Corea ha prodotto Scud propri, e ora ha a disposizione Hwasong 5 e 6 (conosciuti anche come Scud B e C), che servono per colpire la Corea del Sud, i Nodong, che possono attaccare il Giappone e ora anche agli Eunha 3 di cui sopra.

Quali che siano le reali intenzioni nordcoreane, il Giappone, la Corea del Sud e gli Stati Uniti non sono certo impreparati in caso di attacco missilistico convenzionale. I tre i principali sistemi di difesa missilistica a disposizione delle tre potenze sono questi: Aegis permette di intercettare i missili a lunga gittata prima che rientrino nell’atmosfera terrestre; il Terminal High Altitude Area Defense System (Thaad), verrà posizionato a Guam per la sua prima missione della storia e potrà colpire i missili a medio raggio in fase di caduta; il sistema Patriot invece serve per colpire missili terra-aria. Sebbene un attacco nordcoreano sembri inverosimile, le varie forze armate si stanno mobilitando per mantenere un effetto di deterrenza.

Le Corea del Nord e l’irraggiungibile autarchia

I Grandi Giochi di Massa e di Prestazione Artistica di Arirang

I Grandi Giochi di Massa e di Prestazione Artistica di Arirang (foto: Nicor)

La Corea del Nord ha sempre minacciato i suoi nemici soprattutto per motivi domestici. Più è militarizzata la sua società e più stretto può essere il controllo sociale che il regime esercita nei confronti della popolazione. La Corea del Nord è uno Stato totalitario e di stampo comunista. Le statistiche dicono che circa il 60% della popolazione è atea, ma non si tiene conto che la religione di Stato è la “filosofia Juche”, una ideologia elaborata da Kim Il Sung per soggiogare le masse. La legittimazione di Kim Il Sung si basa sul suo ruolo di comandante nella resistenza coreana contro i giapponesi e sulla sua invincibilità durante la guerra di Corea (1950-1953). In seguito, non ha rinunciato a reprimere il dissenso e a creare su di sé un culto del capo che non ha niente da invidiare a quelli di Mao e Stalin. Se Kim Il Sung rappresentava il padre della patria, garante dell’unità della nazione, il sistema politico si basava in concreto sull’esercito come istituzione. Per questo Kim Il Sung è rimasto al vertice dell’intera struttura statale dal 1948 al 1994.

Per quanto riguarda l’economia, invece, il comunismo coreano ha da sempre mirato a raggiungere l’autarchia. Sebbene la propaganda nordcoreana descriva un Paese auto-sussistente, di fatto la sua economia si è sempre appoggiata ad alleati potenti, prima all’Unione Sovietica e ora alla Cina. Questo è un punto cruciale per capire come mai la Corea del Nord ha vissuto un boom economico impressionante durante la ricostruzione post-bellica, con tassi di sviluppo umano molto alti. Il declino economico del blocco sovietico e il collasso dell’URSS hanno mostrato tutta la fragilità del regime nordcoreano, privandolo di un pilastro portante. Per questo durante gli anni ’90 la Corea del Nord ha vissuto un rapida recessione e numerose carestie.

Dal 1994 la successione alla guida della Nord Corea è passata a Kim Jong-il, che si è affermato definitivamente agli occhi dell’establishment militare, mettendo gli interessi dell’esercito prima di tutto. La tenuta del regime nordcoreano è strettamente connessa alla sopravvivenza del potere dei militari, tanto che dopo la morte di Kim Jong-il, ci sono stati molti che hanno descritto il figlio e attuale capo di stato Kim Jong-un come un mero pupazzo dei generali dell’esercito. Tuttavia, quale che sia il potere di Kim Jong-un, la rappresentazione divina della dinastia dei Kim rimane inviolabile, come baluardo propagandistico della difesa dell’unità nazionale.

Kim Jong-un durante una parata militare

Kim Jong-un durante una parata militare (foto: Korean Central News Agency)

I suoi problemi economici sono legati alla ricorrente crisi alimentare, che viene aggravata da imprevedibili calamità naturali e dall’inefficiente rete di trasporti. Il territorio è in prevalenza montuoso e vi è solo un milione di ettari di terra coltivabile. Per questo dal 1995 a oggi, Pyongyang è stata costretta a chiedere assistenza umanitaria a Paesi terzi. Sebbene dal 2002, ci siano state delle piccole riforme che hanno liberalizzato il settore imprenditoriale, l’economia nordcoreana rimane altamente pianificata e centralizzata. Il vero problema però riguarda i costi del mantenimento dell’esercito. L’enorme spesa militare assorbe tutte le risorse che potrebbero essere investite in progetti civili e fa della Nord Corea un’economia di guerra. D’altra parte la possibilità di sferrare attacchi nucleari è ritenuta fondamentale per la sopravvivenza del regime stesso, perché solo in questo modo gli avversari non pianificheranno azioni di regime change. L’arma nucleare si dimostra anche in questo caso un’arma strategica, e non tattica.

La posizione della Cina e della Russia

La Cina è interessata a una penisola pacifica e commercialmente prospera. Quindi è favorevole alla riunificazione delle Coree, ma a patto che sia libera da forze militari straniere, cosa al momento impensabile data la presenza di 30.000 unità statunitensi nel territorio sudcoreano. Pechino teme soprattutto il collasso economico della Repubblica del Nord, perché in tal caso la riunificazione avverrebbe sotto la leadership della Corea del Sud, in una modalità simile a quella adottata dalla Germania Ovest con la Germania Est. La Cina si troverebbe improvvisamente a confinare con un paese capitalista che ospita basi militari americane, un’eventualità proprio scongiurata con la fine della guerra di Corea. Per questo i cinesi mantengono un legame economico molto stretto con Pyongyang. La Cina infatti assorbe il 30% del commercio estero nordcoreano ed è il Paese da cui Pyongyang importa greggio, cereali, macchinari e prodotti chimici.

Dal canto suo la Russia sta cercando di recuperare il terreno perso dai tempi dell’URSS. Mosca l’anno scorso ha infatti agito con lungimiranza, annullando il 90% del debito che la Nord Corea aveva nei suoi confronti. Il restante miliardo di debito verrà reinvestito in progetti di cooperazione e sviluppo. La Russia ha agito in tal modo sia per avere un peso politico nelle questioni coreane, sia perché è interessata a sviluppare la rete ferroviaria coreana e a costruire un gasdotto che possa raggiungere anche la Corea del Sud.

La Corea del Sud tra Global Korea e trustpolitik

Dopo il 1953 la Corea del Sud ha difeso la sua sovranità accettando la presenza di truppe americane sul suo suolo e costruendo una economia capitalista. Giappone e Stati Uniti dunque rappresentano partner imprescindibili. Nel corso degli anni ’90 sia l’URSS (1990) che la Repubblica Popolare Cinese (1992) hanno voluto normalizzare i loro rapporti con Seoul. Dati i legami economici delle due potenze con Kim Jong-un, i sudcoreani hanno tutto l’interesse a intrattenere buoni rapporti con russi e cinesi.

Park Geun-hye, prima presidente donna della Corea del Sud

Park Geun-hye, prima presidente donna della Corea del Sud (foto: KOREA.NET)

Tuttavia, Seoul non si è limitata alla regione asiatica e ha stretto legami economici in tutto il mondo, fornendo anche aiuti umanitari o partecipando a progetti di cooperazione. Questo è avvenuto soprattutto sotto l’amministrazione di Lee Myung-bak (2008-2012) che ha ideato il concetto di Global Korea, un Paese attivo internazionalmente nella cooperazione allo sviluppo e nella green economy. Dallo scorso dicembre si è insediata come presidente, Park Geun-Hye, la prima donna della storia della Corea del Sud a ricoprire questo ruolo. È la figlia del Presidente sudcoreano Park Chung-Hee (1963-1979), assassinato nel 1979, protagonista del boom economico degli anni ’60. Park Geun-Hye rappresenta la speranza di una nuova rinascita economica. Per questo nel suo discorso di apertura ha dichiarato di voler rilanciare culturalmente ed economicamente il Paese. Nei riguardi della  Corea del Nord, la Park ha parlato di trustpolitik caratterizzata da piccoli passi che costruiscano gradualmente un rapporto di fiducia fra le due Coree. Si tratta di passi che vanno dagli scambi culturali agli aiuti economici in vista di una futura integrazione economica. Gli obiettivi della Corea del Sud rimangono tre: eliminare il ricatto che lega gli aiuti umanitari alla minaccia nucleare nordcoreana; evitare un conflitto bellico sia nella penisola che nella regione asiatica; continuare gli sforzi verso la riunificazione.

Michele Aiello

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